A Ca' Scarpa il vino diventa una questione di paesaggio, tecnica e memoria. E anche di architettura. Domani alle 18 si inaugura a Treviso la mostra "Culture e paesaggi del vino. Il senso della terra e la voce dell'architettura", promossa dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche insieme all'Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della provincia di Treviso. Un progetto costruito nell'arco di un anno e destinato, nelle intenzioni dei promotori, a diventare il primo tassello di un percorso biennale dedicato alle trasformazioni del territorio vitivinicolo contemporaneo. L'esposizione, aperta fino al 2 agosto, evita deliberatamente la retorica enoturistica e il racconto estetizzante del vino. Il punto di partenza è un altro: capire in che modo il paesaggio del vino, del prosecco, stia cambiando sotto la pressione simultanea della produzione, della tecnica, dell'architettura e delle nuove forme di sfruttamento territoriale. «Un analisi per verificare quale sia lo stato della terra», sintetizza il curatore Mauro Pierconti.

La mostra si sviluppa come un percorso verticale dentro Ca' Scarpa. Piano dopo piano si allarga anche l'orizzonte geografico e teorico dell'esposizione: dalla memoria agricola delle colline di Valdobbiadene e Conegliano fino alle grandi architetture vitivinicole internazionali. La prima sezione, curata dal geografo Massimo Rossi, è un viaggio nella geografia storica. Attraverso mappe napoleoniche del 1812, ortofoto contemporanee (fotografie aeree corrette digitalmente in modo da diventare geometricamente affidabili, quasi come una mappa) e ricostruzioni video, viene mostrata la trasformazione delle colline del prosecco negli ultimi due secoli. «Questo è il mio cantiere della memoria», osserva Rossi. Il confronto tra passato e presente restituisce un territorio che fino a pochi decenni fa era segnato dalla policoltura e da una straordinaria varietà di usi del suolo. «In alcune aree c'erano fino a 34 usi differenti», spiega.