E’ la paura la parola chiave, il gancio che riunisce, malgrado ogni avversità, il centrodestra. La paura per la sicurezza che manca, e dunque la paura per la criminalità che dilaga. La paura per l’immigrazione che rovina il mercato del lavoro e dunque la paura per l’immigrazione che svuota le tasche dei nostri figli. Ma anche la paura di chi, da immigrato, vive da sbandato e dunque commette atti criminali.
Queste paure alimentano a loro volta altre paure. Importiamo dallo straniero non solo un codice etico a noi estraneo ma anche una religione che a noi pare ostile. La paura raddoppia in ogni segmento della vita sociale e sviluppa, come fosse un’orrida filiera di azzardi consumati, la richiesta di difesa, quindi la necessità di alzare muri, respingere le avances di ibridizzazione della nostra cultura.
E’ l’identità, cristiana, occidentale (ricordate Giorgia Meloni? Io sono una donna eccetera eccetera) il grande ombrello sotto il quale far confluire ogni aspirazione (difendere la Patria) e ogni paura (difendersi dagli altri).
Su questo terreno la destra è invincibile ed è questo il terreno che predilige, che sviluppa ogni qualvolta si trova in difficoltà.
Vedrete, passerà solo qualche settimana ed entrerà nel dibattito politico anche la “patrimoniale“, un’altra parola che fa paura e che unisce il fronte della destra debilitando quello di sinistra.








