TORINO. «Chi vuole candidarsi a governare il Paese deve parlare un linguaggio di verità e di concretezza. Basta con l'ipocrisia: la prima causa dell'insicurezza è la mancata gestione dell'immigrazione». L'ex capo della Polizia Franco Gabrielli interviene così all’evento “Sicurezza bene comune”, promosso da Energia Popolare di Stefano Bonaccini insieme al gruppo europeo dei Socialisti e Democratici. E mette in guardia la politica dalle scorciatoie della propaganda. Per il prefetto, il primo errore è liquidare il tema della paura come una semplice “percezione”. «Bandirei dal linguaggio pubblico l’espressione percezione di sicurezza o insicurezza», dice, ricordando come spesso «chi è all’opposizione fomenta le paure, mentre chi governa risponde con le statistiche». Un meccanismo che, secondo Gabrielli, finisce per allontanare i cittadini dalle istituzioni. «Quando le persone dicono di vivere in una condizione di paura, lo Stato deve farsene carico. Responsabilità significa capacità di dare risposte». Da qui il richiamo a una politica capace di intervenire sul presente senza rinunciare alla visione di lungo periodo. «Le domande dei cittadini sono per l’oggi, per il qui e ora», osserva. «Se si parla solo di prospettiva e non si risolvono i problemi concreti, la gente si disamora». Sul terreno della sicurezza urbana, Gabrielli individua una priorità precisa: «Serve un efficace controllo del territorio». Ma avverte anche che il tema non può essere affrontato con slogan sulle assunzioni nelle forze dell’ordine, di fatto smentendo quanto il sindaco di Torino Stefano Lo Russo (uno dei padroni di casa della convention) chiede da mesi attaccando il governo Meloni. «Le forze di polizia stanno vivendo una tempesta perfetta», spiega, citando i pensionamenti delle grandi leve arruolate tra anni Ottanta e Novanta, la fine della leva obbligatoria e il calo demografico. Per questo, sostiene, bisogna «utilizzare al meglio le risorse che già esistono». Un passaggio che si traduce anche in una critica alla riforma della polizia locale, definita «un’occasione perduta». Secondo Gabrielli, il nodo non è solo economico, ma organizzativo. «Non si possono chiedere più formazione, nuovi mezzi e una ridefinizione del ruolo delle polizie locali senza investimenti reali», attacca. E denuncia il rischio che gli operatori restino «figli di un dio minore». L’ex prefetto punta poi il dito contro la frammentazione degli apparati. «Per anni la politica ha delegato le scelte agli apparati stessi, che inevitabilmente ragionano per conservare il proprio spazio». Una logica che, a suo giudizio, il Paese non può più permettersi. L’esempio concreto è quello delle centrali operative. «È possibile che nel 2026 nelle grandi città non esista ancora una centrale operativa unica?», domanda. Per Gabrielli, mettere insieme polizia e polizia locale nella gestione del controllo del territorio significherebbe «aumentare efficacia e rapidità delle risposte», superando anche le resistenze sulla condivisione delle banche dati. Poi il passaggio sulle cause profonde dell’insicurezza, a partire dall’immigrazione. Gabrielli critica la gestione dei minori stranieri non accompagnati e il sistema dell’accoglienza: «Si continua con una politica dello scarico sui territori, dove vengono semplicemente gettati». Nel mirino finiscono anche i Cas, i centri di accoglienza straordinaria. «È stato tolto perfino l’insegnamento della lingua italiana», denuncia. L’ex capo della Polizia richiama infine il decreto Flussi che prevede 450 mila ingressi in tre anni: «Che prospettiva avranno queste persone? Quale possibilità reale di costruire un percorso compatibile con le aspettative del nostro Paese?». Infine il tema religioso, affrontato con toni netti <senza infingimenti ipocriti. Alcuni argomenti non vogliamo discuterli perché non politicamente corretti. Esiste il diritto sacrosanto di professare liberamente la propria fede», premette Gabrielli. «Ma non possono esistere sistemi alternativi rispetto allo Stato democratico: questa si chiama eversione. Sì all’Islam religioso, no all’Islam politico». E conclude: «Più che inseguire una vaga identità italica, io vorrei per questo Paese una forte identità civica».
Gabrielli: basta ipocrisie, la prima causa dell’insicurezza è la mancata gestione dell'immigrazione
Per il prefetto, il primo errore è liquidare il tema della paura come una semplice “percezione”: «Bandirei dal linguaggio pubblico l’espressione percezione di …








