Tirata per il cap che calza un musicista jazz fuso in bronzo, infilato di striscio in un cunicolo ritagliato al terzo piano del Palazzo Mora (European Cultural Center) in Cannaregio 3659, "Make a Jazz Noise Here" dell'artista Marc Luc ha rappresentato all'inaugurazione della Biennale 2026 la Repubblica delle Seychelles. Una delle presenze "minori" che pareva essere una new entry veneziana salvo poi scoprire che forse istituzionalmente si era optato per Egbert Marday, già nel 2017 selezionato per il Padiglione Nazionale delle Seychelles quando espose opere che univano storia ed espressione personale. A dirla tutta, proprio l'ultima mostra di Egbert Marday dello scorso anno, "Nou 3" venne allestita insieme agli artisti Jude Ally e Marc Luc e fu più di una semplice esposizione d'arte ma un forte messaggio di unità e orgoglio culturale segnando un nuovo inizio per l'arte seychellois. Insieme comunque i tre artisti unirono i loro stili distinti in una visione condivisa.

L'inclusione odierna sembra c'entrare come le sarde in saor a merenda eppure, specifica il comunicato informativo, "serve tipicamente come omaggio alla fusione culturale e alla vibrante vita delle Seychelles. Infatti anche nelle passate mostre della Biennale di Venezia gli artisti del fantastico arcipelago hanno utilizzato tali figure per fondere la cultura creola locale con diverse espressioni artistiche e dunque "Omaggio al Jazz" dell'artista Marc Luc è proprio un omaggio alla musica jazz dove la statua simboleggia un "campo da gioco di idee" che si collega allo stile di vita culturale e artistico dell'arcipelago". Come i lavori del collega Marday, che non è solo un artista ma anche un commentatore sociale, anche quelli di Luc rivelano una profonda empatia con i protagonisti delle Seychelles, di ieri e di oggi, vivi e defunti. Che si tratti di ritrarre le difficoltà della gioventù moderna, il dolore del degrado sociale, la forza spirituale o la sonorità musicale di una comunità, la sua arte è di disarmante.