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Rosella Redaelli

A Concorezzo (Mb) la vecchia casa del custode delle scuole elementari è stata trasformata dai volontari dell’associazione Sant’Eugenio in un luogo capace di accogliere e accompagnare i più fragili

Tra le mani di Andrei, Anna, Ousseynou, Davide e Riccardo, la creta prende forma. Si trasforma in brocche, ciotole, vasi. L’ultima idea l’hanno avuta guardando un tutorial in rete e hanno iniziato una produzione di simpatici dosa spaghetti. Sono tutti ragazzi con disabilità intellettiva o sindrome di Down che hanno trovato nella manipolazione della creta il loro modo di esprimersi. Lo fanno ogni giorno a «Casa Stella» a Concorezzo (Mb), uno spazio accogliente che ha davvero il sapore di casa. C’è un grande soggiorno dove chiacchierare o riposarsi, la cucina dove mettersi alla prova e imparare qualche piatto semplice, un grande tavolo che è un po’ il fulcro di tutto. Qui si pranza insieme, si gioca, si decidono le attività, si realizzano oggetti d’arte. Era la vecchia casa del custode delle scuole elementari che è stata trasformata dai volontari dell’associazione Sant’Eugenio in un luogo capace di accogliere fino a 14 ragazzi, tra i 16 e i 35 anni, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 16. «Arrivano in Casa Stella - spiega Sara Viganò, direttrice dei servizi di formazione all’autonomia - al termine del loro percorso scolastico. Sono ragazzi che spesso hanno difficoltà di relazione e invece qui si aprono agli altri, mantengono le abilità acquisite e ne apprendono di nuove». La settimana in Casa Stella è varia: c’è la mattinata trascorsa al mercato per acquistare ciò che serve in cucina, le uscite sul territorio per utilizzare i mezzi pubblici senza paura di perdersi, ci si prepara per i tirocini lavorativi che spesso vengono offerti da aziende della zona e c’è anche il tempo per allenarsi con le squadre di calcio del paese per il primo torneo di calcio integrato. «Lavoriamo su progetti individualizzati - prosegue Viganò - e per ogni ragazzo costruiamo un percorso con l’obiettivo, se possibile, di un inserimento nel mondo del lavoro». Casa Stella, inaugurata nel 2018, è solo parte di ciò che l’associazione Sant’Eugenio ha saputo creare negli anni. La storia di questo sodalizio parte infatti da lontano. Era il 1982 quando un gruppo di volontari si riunisce intorno ad un antico oratorio del IX secolo, ottiene il permesso di ristrutturare gli spazi adiacenti per farne la propria sede. Sono in tanti e sono convinti che insieme possono farcela: possono dare una qualità di vita migliore a tanti ragazzi con disabilità gravi che, all’epoca, non avevano alternativa se non restare a casa. Tra quelle mura nasce il primo Centro Diurno Disabili, quando ancora non si chiamava così. Quei volontari erano dei pionieri, visionari e appassionati: non avevano una normativa precisa di riferimento, ma sapevano che insieme potevano fare la differenza per tanti ragazzi e le loro famiglie. Nel 1986 quel centro che accoglie oggi fino a venti ragazzi di cui alcuni con disabilità molto gravi viene riconosciuto come Centro socio educativo, dal 2006 è uno dei 200 CDD lombardi. «Qui l’utenza - spiega Viganò - ha un’età che varia dai 18 ai 75 anni. Si tratta di persone ad alta necessità di sostegno. Anche per loro abbiamo una settimana sempre molto varia, perché l’obiettivo è farli vivere nella relazione con gli altri all’interno della comunità».