di
Rosella Redaelli
La direttrice dell’associazione, fondata nel 2009 dal prete psicoterapeuta don Domenico Storri. L'aiuto ai giovani contro lo stigma del disagio mentale
Quando ha varcato la prima volta la sede di piazza Wagner, Elena (nome di fantasia), aveva vent’anni. Sulle sue mani e sulle sue braccia si leggevano i segni del suo malessere: quei piccoli tagli che si infliggeva quotidianamente erano il suo modo per chiedere aiuto. Lo ha trovato nell’associazione iSempreVivi, fondata nel 2009 dal prete-psicoterapeuta Domenico Storri e in Simona Police che da poco tempo aveva iniziato la sua esperienza di volontaria all’interno dell’associazione. «Conosco don Domenico da vent’anni, l’ho incontrato - racconta Police - nell’oratorio che frequentavano i miei figli. Io stavo attraversando un periodo complesso della mia vita. Prendermi cura di Elena e di tanti ragazzi come lei è stata la mia cura e il modo per scoprire in me una forza che non conoscevo». Quindici anni dopo quell’incontro Elena è una giovane donna che ha completato i suoi studi, ha trovato un lavoro, ha un compagno. Ha trovato il suo equilibrio nella vita.
Nessuno si salva da soloSimona Police è diventata direttrice dell’associazione: «Nessuno - prosegue - si salva da solo: la fragilità è una condizione universale, ma la comunità fa la differenza. Nessuno dovrebbe sentirsi solo e invece, purtroppo c’è ancora uno stigma verso chi soffre di disagio psichico». L’associazione iSempreVivi fa questo: apre quella porta di piazza Wagner a tanti giovani e giovani adulti in difficoltà. «Il nostro compito - spiega Police - è accoglierli e aiutarli in un percorso di cura verso l’autonomia: i giovani che arrivano da noi sono i nostri Semprevivi, quelle piante di montagna che richiedono poca acqua, resistono al freddo, crescono in terreni poveri, ma hanno bisogno del nostro sguardo».







