di

Lorenza Cerbini

Le donne coinvolte nel progetto, che fa riferimento alla Caritas ambrosiana, arrivano da Sri Lanka, Pakistan, Egitto e Angola. Il negozio al quartiere Casoretto di Milano

A Milano c’è una sartoria dove solidarietà, lavoro, dignità e inclusione sono cucite insieme con il filo. Taivé è nata nel 2009 e nella sua vetrina affacciata su piazza San Materno 18, nel quartiere Casoretto di Milano, sono esposti oggetti regalo, borse e abiti su misura realizzati con tessuti frutto di donazioni industriali o di privati e materiali di scarto. Oggi vi lavorano cinque dipendenti, «quattro con contratto indeterminato di 25 ore e una tirocinante», dice Maria Squillaci, coordinatrice del progetto Taivé–Un filo per l’integrazione che fa capo alla Caritas Ambrosiana e alle cooperative Farsi Prossimo e Vesti Solidale. Il progetto è nato quindici anni fa quando «Milano viveva un momento difficile per la chiusura di alcuni campi Rom e la Caritas cercava un modo per dare alle donne sinti una possibilità di lavoro. Dato che tra le missioni del progetto c’è anche l’inclusione, oggi la proposta si è allargata ad una platea più vasta. Le nostre sarte provengono da Sri Lanka, Pakistan, Egitto e Angola», riassume Squillaci.