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8 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 9:00
Un bene confiscato alla mafia trasformato in un luogo di rinascita per vestiti e persone. Succede nel cuore di Palermo, dove un edificio simbolo degli affari di Cosa Nostra nel mondo degli appalti si è trasformato in una sartoria che dà nuove chance a tessuti e storie personali. “Abbiamo deciso di guardare il mondo al contrario, di ribaltare tutto”, racconta Rosalba Romano, tra le fondatrici di Al Revés, il mondo al contrario appunto, nome scelto dalla cooperativa sociale per questo esperimento di riscatto sociale e rigenerazione. Siamo a poche centinaia di metri dal carcere minorile Malaspina: partendo dal Teatro Massimo ci si lascia alle spalle il centro storico per addentrarsi in quella fetta di città che ha cambiato volto negli anni ’60.
Qui ci ha dato appuntamento Rossella Failla, la responsabile della comunicazione della Sartoria Sociale che fa da Cicerone. Si entra così in un arcobaleno di ritagli di borse, magliette, gonne e persone. Una di queste borse porta la scritta “No Mafia”, altre invece sono firmate dalla mano delicata di Giovi, al secolo Giovanni Tortorici: è lui a disegnare le immagini stampate nella collezione di magliette, cuscini e borse che la sartoria sfoggia tra le ultime produzioni. Giovi, un uomo di 36 anni con la sindrome di Down, lavora alla pressa della nuovissima stampante acquisita grazie a un finanziamento di privati (Fondazione Peppino Vismara, Fondazione per il Sud, Fondo Carta Etica Unicredit). Fiori e soli che, nelle sue mani, acquistano un tocco delicato e originale, diventando stampe ideali per un regalo.






