Un’inchiesta di Mark Mazzetti, Julian E. Barnes, Farnaz Fassihi e Ronen Bergman

Pochi giorni dopo gli attacchi israeliani che avevano ucciso la guida suprema dell’Iran e altri alti funzionari nelle prime fasi della guerra, il presidente Trump disse pubblicamente che sarebbe stato meglio se “qualcuno dall’interno” dell’Iran avesse preso il controllo del paese.

A quanto pare, gli Stati Uniti e Israele erano entrati nel conflitto con in mente una figura ben precisa e davvero sorprendente: Mahmoud Ahmadinejad, l’ex presidente iraniano noto per le sue posizioni intransigenti, anti-israeliane e anti-americane.

Ma questo piano azzardato, elaborato dagli israeliani e sul quale era stato consultato Ahmadinejad, era naufragato rapidamente, rivelano i funzionari statunitensi che ne erano informati.

Ahmadinejad era rimasto ferito il primo giorno di guerra in seguito a un attacco israeliano alla sua abitazione di Teheran, che aveva l’obiettivo di liberarlo dagli arresti domiciliari, sostengono i funzionari statunitensi e un collaboratore dell’ex presidente iraniano. Ahmadinejad è sopravvissuto all’attacco, dicono, ma dopo lo scampato pericolo ha perso ogni fiducia nel piano di cambio di regime.