“Se fosse vero, il tentativo da parte di Stati Uniti e Israele di insediare Mahmoud Ahmadinejad (presidente dell’Iran dal 2005 al 2013, ndr) come prossimo leader di Teheran dimostra quanto siano ridicoli i piani di Stati Uniti e Israele sull’Iran. Se i responsabili delle decisioni a Gerusalemme, Tel Aviv o Washington sapessero qualcosa dell’ex presidente, non avrebbero riposto in lui le loro speranze. Ahmadinejad è ormai irrilevante. Da tempo non ha più legami con i centri di potere e, in particolare, con i pasdaran. Detto questo, negli ultimi anni le sue tesi si erano ammorbidite e aveva detto di voler imprimere una nuova direzione alle relazioni internazionali. Se avesse avuto un qualche ruolo avrebbe potuto avere un impatto sulle relazioni tra Iran e Usa, ma non è stato così”.

È il giornalista iraniano Kasra Naji, autore della biografia Ahmadinejad. La storia segreta del leader fondamentalista iraniano (Edizioni Clandestine, 420 pp., 2009), a commentare l’articolo sul New York Times secondo cui Israele e gli Stati Uniti avrebbero proposto all’ex presidente iraniano di sostituire la leadership del Paese dopo il conflitto scatenato il 28 febbraio. La mossa si sarebbe arenata dopo che, il primo giorno di guerra, Israele aveva bombardato l’abitazione di Ahmadinejad, ferendolo. Secondo fonti americane citate dal New York Times, il bombardamento era volto a “liberare” l’ex presidente dagli arresti domiciliari uccidendo i pasdaran di guardia. Una frottola sulla falsariga di quella di giugno 2025, quando gli israeliani dissero di aver bombardato i cancelli del carcere di Evin per “liberare i detenuti politici” e invece colpirono proprio gli edifici in cui erano rinchiusi.