PORDENONE - Dopo la rissa, la resa dei conti. Sia il Casarsa che la Sacilese non intendono soprassedere su quanto accaduto domenica al termine del torneo Under 15 della Festa dello Sport di Sacile, allo stadio XXV Aprile, con una maxi rissa tra genitori e spettatori che ha macchiato ancora il mondo del calcio giovanile. Una festa guastata da pochi violenti che per momenti sembrati interminabili hanno perso la testa dando il peggio di loro.

LE AZIONI Il presidente del Casarsa Andrea Brait è intervenuto: «Convocheremo sia i ragazzi che i genitori. Stiamo accertando come si sono svolti i fatti e poi prenderemo provvedimenti». Poi l'amara constatazione: «È uno sport di contatto, è normale che nascano delle tensioni in campo. Anche fuori dal rettangolo di gioco c'è sempre stata la piccola baruffa, il prendersi a parole, ma passare alle mani rappresenta un ulteriore e sgradito step». Claudio Salvador, presidente della Sacilese, considera l'episodio di domenica un fatto archiviato. «Per noi quanto accaduto sono cose nate e finite lì. Ora però parleremo con la squadra e con gli accompagnatori degli under 15». Salvador le reputa figure estremamente importanti soprattutto gli adulti al seguito della formazione. «È compito loro calmare gli animi, tutelare i ragazzi». Sconfortato e amareggiato per l'accaduto, aggiunge che in merito «sinceramente non so quali altre misure si possano prendere». Per evitare brutte sorprese esistono già delle regole che la società ha imposto: «Nessuna bottiglia deve arrivare sugli spalti: forniamo i bicchieri di plastica al bar. Purtroppo non tutti rispettano questo divieto o qualcuno se l'è portata da fuori. Comunque, non ci aspettavamo succedesse una cosa così e ancora non capiamo il motivo che ha scatenato quei soggetti». Passato il brutto episodio della rissa allo stadio XXV Aprile, resta il problema, perché non è la prima volta e certo non sarà l'ultima, che ai bordi di un campo dove stanno giocando dei ragazzi, o addirittura dei bambini, adulti diano il cattivo esempio ricorrendo alla violenza per far valere presunte ragioni che non hanno ragion d'essere. LE PROPOSTE Il presidente del Casarsa Andrea Brait un'idea l'avrebbe. «Sostengo da tempo l'ipotesi che la Federazione si faccia carico di istituire corsi di educazione riservati ai genitori. Senza il nullaosta, il patentino di frequenza che ne deriverebbe, non si dovrebbe poter tesserare il ragazzo». Un'idea che l'assessore sacilese allo Sport Alberto Gottardo non condivide: «Se i genitori sono incivili non è che debbano pagare i figli. Le regole sociali sono note e vanno rispettate. Vero è che le società calcistiche hanno un ruolo fondamentale e anche gli strumenti per tenere sotto controllo la situazione. Per episodi come quello di domenica non bastano le scuse. Individuati i responsabili serve per loro un Daspo, un divieto a frequentare lo stadio». Forse sarebbe utile anche una filosofia diversa. Alla Liventina San Odorico, in procinto di diventare Asd calcio Sacile 2026, hanno scelto una strada che sta dando buoni frutti. La racconta il dirigente Antonio Sartori di Borgoricco: «Fare parte dell'Ast Fvg (la vecchia Scuola calcio) ci obbliga ad organizzare incontri mensili con allenatori, dirigenti e anche giocatori e genitori, insieme ad una psicologa. Il che significa dare un'impronta di educazione all'agonismo, comportamentale anche per chi non gioca». Fin dai primi anni, i mini calciatori vengono abituati ad auto arbitrarsi e a condividere gioie e dolori con i compagni. «Mentre non vogliamo allenatori e accompagnatori che sbraitano sempre, qualche volta ok, ma non sempre. Nel caso di squadre giovanili bisogna ricordare che spesso gli arbitri hanno solo qualche anno più dei calciatori. Serve comprensione. Poi ci sono soggetti più tifosi di altri. In generale devo confessare che son meglio i ragazzi dei genitori. Anche da noi non è solo rose e fiori, ma episodi così gravi per fortuna non li abbiamo mai dovuti affrontare».