Gli Internazionali d’Italia a Roma hanno incoronato vincitore Jannik Sinner, riportando a casa un trofeo che mancava dal 1976. Per il tennista altoatesino è il sesto Masters 1000 consecutivo (34 vittorie di fila), record assoluto. A splendere nelle telecamere, oltre alle movenze eleganti dei migliori tennisti del circuito mondiale, è stato anche il contesto marmoreo che ha accolto questo celebre torneo, tra i più seguiti al mondo: il Foro Italico, progettato da Enrico Del Debbio, fu inaugurato nel 1932 con il nome di Foro Mussolini e, ancora oggi, a quasi un secolo di distanza, conserva numerosi simboli legati al regime fascista, dall’obelisco dedicato a Mussolini alle iscrizioni celebrative del Duce, alle statue trionfali in marmo bianco volte a suggerire una precisa idea di sport, di corpi, di estetica, di valori e di canoni.

Come osserva lo storico e ricercatore dell’Eurac, Hannes Obermair, in un’intervista pubblicata su Salto, «il Foro Italico è una sorta di brutalità scolpita nella pietra, un fascismo pietrificato», una monumentalizzazione della violenza simbolica del regime, che ora viene utilizzato come fiore all’occhiello di grandi eventi spettacolari e trasmessi a livello planetario. Più che eliminare le iscrizioni controverse – come proposto nel 2015 da Laura Boldrini – sarebbe opportuno risemantizzare e ricontestualizzare questi spazi, così da evitare che l’estetica fascista, attualmente lasciata priva di spiegazione critica, continui a imporsi indisturbata nello spazio pubblico, sia esso urbano, televisivo, sportivo.