A Roma si è scritta una pagina storica del tennis italiano e mondiale. A cinquant’anni esatti dal trionfo di Adriano Panatta su Guillermo Vilas nel 1976, Jannik Sinner ha riportato al Foro Italico il titolo degli Internazionali d’Italia. Il numero 1 del mondo ha superato in finale 6/4 6/4 il norvegese Casper Ruud, attuale n. 25 del ranking ma specialista della terra rossa e già n. 2 ATP, confermando un dominio che, in questo momento, non conosce ostacoli.
Questo successo va ben oltre la gioia di alzare la coppa davanti al pubblico di casa: proietta Sinner nella leggenda. Conquistando Roma, ultimo tassello che ancora mancava alla sua collezione, l’azzurro è diventato il secondo tennista della storia, dopo Novak Djokovic, a completare il Career Golden Masters, vale a dire la vittoria in tutti e nove i tornei Masters 1000 in calendario (ma il serbo ci è riuscito a 31 anni, l'italiano a 24 anni).
È l’ennesima barriera infranta da un campione che sta riscrivendo i libri dei record. Battendo Ruud, Sinner ha centrato il suo sesto Masters 1000 consecutivo, ritoccando un primato che già gli apparteneva: prima di lui nessuno era mai riuscito a vincerne cinque di fila, figuriamoci sei. Aveva già monopolizzato la prima parte di stagione, imponendosi nei primi quattro appuntamenti ATP dell’anno (Indian Wells, Miami, Montecarlo e Madrid) e completando il Sunshine Double senza cedere un set.










