È la strage del 7 ottobre a togliergli ogni parvenza di controllo istituzionale e torna il bullo di Mevaseret Zion

Negli anni ’90 poteva essere uno di questi ragazzini della Marcia delle Bandiere, tra i vicoli della città vecchia di Gerusalemme, a provocare, e non solo, i palestinesi del quartiere arabo.

Itamar Ben Gvir ha festeggiato il 6 maggio con una torta decorata da un cappio i suoi 50 anni: quel ragazzino aveva capito presto l’importanza dei simboli e delle provocazioni, come quando, solo due settimane prima dell’assassinio di Yitzhak Rabin nel novembre del 1995, mostrava fiero l’ornamento della Cadillac dell’allora primo ministro, dichiarando: "Siamo arrivati alla sua macchina, arriveremo anche a lui".

Seguace del rabbino Meir Kahane, leader del primo partito di ultradestra israeliana Kach, ne diventa il coordinatore giovanile, ma questo gli costa la leva nell’esercito israeliano: quel partito, bandito dalla Knesset, è considerato terroristico.

Un affronto per lui, che ha sempre girato con la pistola in tasca e da ministro della sicurezza nazionale si è rifatto a luglio, quando ha voluto aiutare suo figlio Shvuael nell’ultimo atto fortemente simbolico di Tzahal, l’arruolamento in un’unità d’élite.