Il ministro del Tempio, come lo chiamano con ironia i suoi detrattori, ne ha fatta un'altra delle sue: Itamar Ben Gvir torna alla ribalta delle cronache internazionali per l'ennesima provocazione, con le parole d'ordine e la violenza verbale che lo hanno contraddistinto sin dagli albori della sua ascesa politica. A cominciare dall'ottobre del 2022 quando per la prima volta finì sulle prime pagine dei media internazionali per aver brandito una pistola nel corso degli scontri tra ebrei e palestinesi a Gerusalemme est, nel quartiere conteso di Sheikh Jarrah.
"Se lanciano sassi sparategli", fu la frase che pronunciò l'allora deputato ai dimostranti, inveendo contro le forze dell'ordine che non aprivano il fuoco. Un episodio che scioccò molti, ma che per lui si trasformò in un trampolino di lancio: poche settimane dopo in elezioni con una affluenza record la destra radicale unita nel Partito sionista religioso, guidato da Ben Gvir e Bezalel Smotrich, spicca il volo e conquista 14 seggi in una vittoria considerata storica. Sei deputati vanno al partito di Gvir, Otzma Yehudit (Potenza ebraica). Così, nel sesto governo di Benyamin Netanyahu a trazione a destra che nasce poco dopo, Ben Gvir avrà un ministero nuovo di zecca e di peso: la Sicurezza pubblica, dicastero con pieni poteri su alcuni dossier molto sensibili. Da allora il controverso politico, erede del pensiero del rabbino razzista Meir Kahane messo fuori legge da Israele, ha lanciato strali a destra e a manca, sordo ai richiami arrivati anche dai piani alti della politica israeliana, come in queste ore con le prese di distanza sia del premier Netanyahu che del ministro degli Esteri Gideon Sa'ar, che ha ritwittato su X il video in cui Ben Gvir umilia gli attivisti della flotilla con il ruvido commento "tu non sei il volto di Israele".











