Il primo ministro indiano Narendra Modi ha concluso la sua visita ufficiale a Roma, la prima in Italia da 26 anni. Martedì sera la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha accompagnato Modi in una visita privata al Colosseo, c'è stato l'incontro con il capo dello stato Sergio Mattarella al Quirinale e poi a Villa Pamphilj per la firma degli accordi bilaterali e l'incontro con "selezionate aziende" dei settori difesa, digitale, energia, infrastrutture e logistica. "Melodi" non è più uno slogan buono giusto per i social. (Pompili segue nell'inserto I)Questo è almeno ciò che auspicano i rispettivi governi. Sono passati più di dieci anni – una vita, in termini politici – da quando la leader di Fratelli d'Italia metteva nel presepe ufficiale del partito le statuette dei due Marò, i fucilieri di Marina accusati di aver ucciso due pescatori indiani al largo delle coste del Kerala nel febbraio 2012, la cui vicenda aveva aperto una inedita crisi diplomatica fra Roma e Nuova Delhi. Oggi le affinità elettive fra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il primo ministro indiano Narendra Modi vanno oltre il mero calcolo di popolarità social che la coppia di leader genera, e hanno a che fare con due calcoli politici convergenti.Per Palazzo Chigi l'investimento diplomatico con l'India è legato alla necessità di diversificare le basi del commercio internazionale e degli investimenti nell'area asiatica, imposta da un lato dalla crescente predatorietà della Repubblica popolare cinese, dall'altro dal caos globale che ha provocato l'arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca e la sua guerra dei dazi. Il ministero degli Esteri italiano, poco più di un mese fa, ha nominato l'ambasciatore Francesco Maria Talò – ex consigliere diplomatico di Palazzo Chigi – primo inviato speciale dell'Italia per il Corridoio economico India-medio oriente-Europa (Imec), la cosiddetta "Via del cotone" che sta molto a cuore alla leadership di Narendra Modi. E la crescente attenzione alle questioni legate all'India è dimostrata anche dalle accortezze diplomatiche: sui giornali indiani la notizia, più che l'elevazione del rapporto bilaterale con l'Italia a "partenariato strategico speciale" (già usato per il Giappone – un consiglio non richiesto: a forza di elevare rapporti non si troveranno più aggettivi per i partenariati); più che gli scambi commerciali (obiettivo entro il 2029 è farli arrivare a 20 miliardi di euro dagli attuali 14, anche grazie al trattato di libero scambio fra India e Unione europea finalizzato a gennaio); è stata l'utilizzo da parte di Meloni, durante le dichiarazioni congiunte, di un noto proverbio hindi, "parishram safalta ki kunji hai", che significa "il duro lavoro è la chiave del successo" proprio come sarebbe scritto nella carta di un cioccolatino.Non a caso: il colosso indiano dei dolciumi Parle ha ricondiviso sui suoi canali la foto di Modi che regala a Meloni un sacchetto di Melody, la popolarissima caramella con lo strato esterno di caramello e un ripieno di cioccolato, venduta da decenni a pochissime rupie e che ha lo stesso nome della coppia diplomatica "preferita dal web". Ma le accortezze dal lato italiano sono diverse: proprio alla vigilia della missione di Modi in Italia, Rubettino ha pubblicato il saggio "Perché l'India conta" del ministro degli Esteri indiano S. Jaishankar, considerato il vero stratega del gabinetto Modi, con la prefazione del suo omologo italiano Antonio Tajani. Neanche una settimana fa, alla riunione annuale dei ministri degli Esteri dei Brics, la presidenza di turno indiana non è riuscita a condurre i lavori a una dichiarazione congiunta – Nuova Delhi si sarebbe opposta alle richieste iraniane e a usare un linguaggio troppo antioccidentale e antiamericano. Prima di arrivare in Italia, invece, Modi e Meloni hanno addirittura firmato un editoriale congiunto (pubblicato sul Corriere e sull'Indian Express) e poi un comunicato programmatico congiunto molto dettagliato sulla collaborazione nel settore della Difesa (risultato forse della visita del mese scorso del ministro Guido Crosetto a Nuova Delhi).Nel comunicato c'è un piccolo favore diplomatico all'India di Modi, perché nel testo si condanna "il terrorismo in tutte le sue forme, incluso il terrorismo transfrontaliero", e viene citato esplicitamente l'attentato di Pahalgam dell'aprile 2025 che ha scatenato l'operazione Sindoor dell'India contro il Pakistan, oggi celebrato dalla comunità internazionale come mediatore fra America e Iran. E c'è stato anche un altro piccolo favore offerto a Modi dal cerimoniale di Palazzo Chigi. Prima di arrivare in Italia, il primo ministro indiano era stato in Norvegia e nei Paesi Bassi, in due missioni non prive di polemiche: a Oslo, la giornalista Helle Lyng lo aveva interpellato a voce alta mentre si allontanava da una conferenza stampa congiunta, chiedendogli perché non rispondesse alle domande della stampa. Nei Paesi Bassi, due giornalisti olandesi avevano incalzato i diplomatici indiani su libertà di stampa e diritti delle minoranze. Modi, del resto, non tiene una conferenza stampa tradizionale dal suo insediamento nel 2014. Le potenziali interazioni con i giornalisti dei due leader sono state geograficamente ridotte al minimo.
Modi e Meloni hanno capito come sfruttare gli interessi convergenti
La coppia più amata dal web indiano, fra caramelle e business. Il partenariato “speciale” tra Italia e India











