Giorgia Meloni ha ricevuto a Villa Doria Pamphilj Narendra Modi, il primo ministro dell’India. Così l’Italia scopre ancora una volta che il rapporto tra i due non è più un capitolo laterale della politica estera, ma una piccola commedia strategica. Sorrisi, dichiarazioni, dossier, pranzo con gli industriali, intese sui minerali critici, sull’agricoltura, sul trasporto marittimo. E poi loro due. Meloni e Modi. "Melodi", come li chiamano i social indiani, facendo una crasi dei due nomi. Con tanto di regalo – gag postata subito sui social – di un pacchetto di caramelle "Melody". La diplomazia al gusto toffee. Le Melody, prodotte da Parle, non sono una caramella qualunque: in India hanno un valore quasi sentimentale e sono famosissime. Un piccolo tesoro nazionale. Come se un leader italiano regalasse all’estero un Bacio Perugina e dentro ci infilasse un trattato sull’export.Al di là dei post divertiti, infatti, l’incontro di oggi ha un peso formale: è la prima visita bilaterale di Modi in Italia dopo il G7 di Borgo Egnazia del 2024 e dopo il G20 di Roma del 2021. È anche la prima missione ufficiale a Roma di un primo ministro indiano da ventisei anni. Non era dunque una visita di cortesia, ma un passaggio di rango che ha portato a una dichiarazione congiunta e ha fruttato un partenariato strategico speciale, con incontri annuali tra capi di governo e l'obiettivo dei 20 miliardi di interscambio entro il 2029, la promessa di un anno della cultura e del turismo Italia-India nel 2027, accordi su Difesa e intelligenza artificiale. Il catalogo è largo. L’ambizione pure. Di recente, e prima ancora di sedersi a Villa Pamphilj, Meloni e Modi si erano già incontrati, "sulla carta". I due leader hanno infatti firmato un editoriale a quattro mani sul Times of India. Scrivono che il rapporto tra i rispettivi paesi “è entrato in una fase decisiva, con uno slancio senza precedenti”. Parlano di libertà, democrazia, futuro comune. Mettono insieme il design italiano, la manifattura, i supercomputer, il talento ingegneristico indiano, le duecentomila start-up. È perlopiù il lessico delle cancellerie, certo. Ma sotto la glassa delle formule ufficiali si capisce una cosa: Meloni e Modi stanno provando a vendere al mondo un’amicizia politica come infrastruttura economica. Si sono visti sette volte, in meno di quattro anni. A Bali, nel novembre 2022: il primo incontro a margine del G20. A Nuova Delhi, nel marzo 2023, con la visita di Meloni in India. Ancora a Nuova Delhi, settembre 2023, durante il G20. E ancora: Dubai, dicembre 2023, Cop28. A Borgo Egnazia, giugno 2024, il G7 pugliese. Rio de Janeiro, novembre 2024, altro G20. E oggi a Villa Pamphilj. Insomma Meloni e Modi gigioneggiano, ma non gigioneggiano a vuoto. Sanno che la politica contemporanea vive anche di clip, soprannomi, complicità esibite. Lui le porta le caramelle, lei le mostra. Lui alimenta il gioco, lei lo rilancia. I diplomatici parlano di partenariato strategico, i social parlano di "Melodi". Entrambi stanno raccontando la stessa cosa: una relazione che vuole sembrare naturale, personale e che è stata costruita in anni di incontri, oltre i post sui social e i sorrisi a favore di telecamere.Le somiglianze aiutano. Meloni e Modi hanno biografie diverse, paesi diversi, culture politiche diverse. Ma hanno anche una traiettoria che si assomiglia abbastanza da spiegare in parte l’intesa. Entrambi vengono da destre a lungo considerate periferiche rispetto ai rispettivi sistemi democratici. Entrambi sono arrivati al centro del potere dopo essere stati raccontati come estranei al salotto buono. Entrambi hanno imparato, una volta al governo, a tradurre la radicalità originaria in conservatorismo di sistema. Senza rinnegare il proprio mondo, lo hanno smussato, reso governabile. E adesso si riconoscono. Modi immagina l’India come potenza globale del nuovo Sud del mondo, sospesa tra Russia, Cina e Occidente. Meloni pensa all’Italia come potenza media che vuole sedersi ai tavoli dove si ridisegnano catene industriali, tecnologia, difesa, rotte commerciali. L’India cerca partner europei affidabili. L’Italia, che resta la seconda manifattura d’Europa, cerca mercati grandi per esportare. E nel 2024, l’ultimo anno di cui abbiamo un consuntivo, l’interscambio con l’India valeva 14,2 miliardi di euro, con 5,2 miliardi di export italiano. L’obiettivo dichiarato è arrivare a 20 miliardi di scambi entro il 2029.Naturalmente, dietro i sorrisi restano i nodi. L’India è un mercato enorme, ma difficile. Burocrazia pesante, frammentazione interna e corruzione meno selvaggia di un tempo ma ancora presente. L’Italia non ha molti grandi gruppi capaci di reggere l’urto, però ha una rete industriale flessibile, macchinari, manifattura, farmaceutica, agroalimentare e tessile. L’accordo di libero scambio tra Unione europea e India, se davvero prenderà forma piena, può aprire spazi.Eccole, allora. Due underdog diventati governo. Due periferie politiche entrate nel salotto buono. Due leader che si sorridono, si cercano, si capiscono. Il comunicato parlerà di partenariato strategico speciale, di scambi commerciali, di difesa, di tecnologia. I social parleranno di caramelle. E magari è la volta buona in cui il meme dirà più del comunicato. di
Meloni e Modi a Villa Pamphilj. La diplomazia delle caramelle e i due leader che si riconoscono
La prima visita bilaterale del premier indiano a Roma diventa partenariato strategico speciale: venti miliardi di interscambio entro il 2029, difesa, intelligenza artificiale, cultura. Ma dietro i dossier c’è anche la relazione personale tra i due leader con sorrisi, social e i dolcetti "Melody"










