L’agenzia delle entrate americana non potrà più fare verifiche fiscali sul presidente e il suo entourage. È solo l’ultimo caso che documenta il sistematico uso del potere politico per la difesa della fortuna presidenzialeFra le carte dell’accordo fra Donald Trump e l’Irs, l’agenzia delle entrate americana, è emerso uno scudo fiscale per il presidente, la sua famiglia e la sua corte. Un documento firmato dal procuratore generale ad interim, Todd Blanche, che è anche un ex avvocato personale di Trump, stabilisce che l’Irs è «per sempre precluso» dalle pretese nei confronti del presidente e delle entità a lui collegate. La famiglia e l’entourage del presidente sono così esentati da qualsiasi verifica fiscale su tutPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Mattia FerraresiModenese, come tutti. Giornalista di Domani, scrive di politica estera e altre cose. È stato caporedattore per quattro anni. Ha lavorato per il Foglio e scrive per New York Times, Wall Street Journal, Boston Globe, Foreign Policy. Ultimo libro: I demoni della mente. Il racconto di un'epoca in cui non si ha fiducia in niente ma si crede a tutto (Mondadori)