L’intelligenza artificiale (IA) sta ridefinendo il XXI secolo, dal sistema economico globale ai programmi di difesa, fino alla competitività industriale. Secondo le stime, il mercato globale dell’IA raggiungerà quest’anno la cifra record di 335 miliardi di dollari. Con un tasso di crescita annuo costante del 25,38%, si stima che arriverà a 1.300 miliardi di dollari entro il 2032. Eppure, dietro ogni modello e piattaforma avanzata si cela una realtà spesso trascurata: l’IA è fortemente dipendente da catene di approvvigionamento fisiche, distribuite e frammentate in tutto il mondo.

Negli ultimi vent’anni, gli Stati Uniti hanno gradualmente ceduto alla Cina il proprio ruolo di leadership in settori ormai considerati fondamentali non solo per l’industria tecnologica, ma anche per la sicurezza nazionale. Di conseguenza, la “corsa al dominio dell’intelligenza artificiale” nei confronti di Pechino è diventata una priorità politica centrale per Washington, a prescindere dall’orientamento politico dell’amministrazione di turno.

In questo contesto, nel dicembre 2025, l’amministrazione Trump 2.0 ha lanciato Pax Silica. Presentata come “il progetto di punta” del Dipartimento di Stato, l’iniziativa mira a costruire un ecosistema affidabile e resiliente per le tecnologie chiave dell’era dell’intelligenza artificiale. Dal silicio ai minerali critici, che sono alla base dei microchip e dei sistemi di calcolo avanzati, fino ai sistemi high-tech e alle infrastrutture digitali, Pax Silica si fonda su un’azione coordinata tra alleati e partner, selezionati in base al loro ruolo all’interno della catena di produzione. Questo approccio riflette una consapevolezza ormai consolidata: la diplomazia è entrata a pieno titolo nella sfera della sicurezza economica.