Solo sulla base di mutui impegni tangibili la fiducia evocata dalla Pax Silica potrà tradursi in realtà, contribuendo a preservare e promuovere i valori di democrazia e libertà che caratterizzano la civiltà occidentale e che dovrebbero guidare anche il futuro dell’umanità nell’era dell’intelligenza artificiale. Il commento di Stefano da Empoli, presidente di I-Com, Istituto per la Competitività

È ormai chiaro a tutti e non solo agli addetti ai lavori come la competizione nel campo dell’intelligenza artificiale sia decisiva da un punto di vista sia economico che geopolitico ma che si giochi non solo sul terreno dei migliori modelli. Che non sono di certo una commodity come qualcuno incautamente li definisce ma si poggiano comunque su uno stack tecnologico molto più ampio e decisivo ai fini di una vera sovranità digitale.

Per questo, iniziative come la Pax Silica, l’iniziativa internazionale promossa dagli Stati Uniti a partire dal dicembre 2025 con l’obiettivo di costruire un ecosistema di alleanze economiche e tecnologiche tra Paesi considerati “trusted partners” per garantire la leadership occidentale nell’era dell’intelligenza artificiale, rivestono potenzialmente un’importanza straordinaria. Anche perché si tratta forse della principale iniziativa multilaterale creata e promossa dall’amministrazione Trump. Con grandi ambizioni. A differenza di accordi settoriali limitati ai semiconduttori, la Pax Silica punta infatti a coprire l’intera catena del valore dell’IA, dalle materie prime critiche fino ai modelli di IA e alle infrastrutture digitali.