Non finiscono mai i colpi di scena al Csm, il cui plenum è tornato a votare sulle nomine dei componenti della Scuola Superiore della Magistratura.

In marzo c’è stato il caso del siluramento della presidente ed ex presidente emerita della Corte costituzionale, Silvana Sciarra, che si è dimessa dal ruolo dopo la mancata riconferma al vertice della Scuola che forma le nuove toghe. Al suo posto è stato eletto, con una manovra dei consiglieri della scuola dell’area di centrodestra, il professor Mauro Paladini, originario di Lecce e fiero esponente del centro studi Rosario Livatino, vicinissimo al suo fondatore, il sottosegretario Alfredo Mantovano.

L’operazione, però, era stata possibile a causa della mancanza di un voto delle toghe progressiste dopo un pasticcio al Csm così riassumibile: la prima delibera del plenum aveva nominato come consigliere della Scuola Roberto Peroni Ranchet, di Magistratura indipendente, preferendolo al progressista Mario Palazzi, il quale aveva proposto e vinto il ricorso amministrativo col risultato di subentrare al posto di Peroni Ranchet. Solo per quattro giorni, però, perché Palazzi ha contestualmente chiesto al Csm di poter rimanere in ruolo anche come procuratore capo di Viterbo e, davanti al no del consiglio, ha rinunciato alla nomina ed è decaduto dal ruolo di consigliere.