Sopra uno dei tanti cartelli esposti ci sono delle forbici che tagliano la scritta «54 famiglie»: quelle dei lavoratori che lo scorso marzo il brand londinese d’alta moda Alexander McQueen ha deciso di licenziare, nelle tre sedi italiane di Scandicci (Firenze), Parabiago (Milano) e Novara; qui in 38 rischiano di restare a casa. È accanto a loro che circa 300 lavoratori e sindacalisti di Filctem Cgil, Uiltec Uil e Femca Cisl Piemonte orientale hanno sfilato in corteo per le strade di Novara, chiedendo ammortizzatori sociali, ricollocamenti, uscite volontarie incentivate, «dignità e rispetto per tutti noi».
Trecento in piazza a Novara per salvare la McQueen - Il video
Sono partiti dal polo novarese di viale Leonardo da Vinci con striscioni e magliette con la scritta «siamo tutti McQueen». A indossarle, partecipando al corteo, anche i consiglieri comunali Pietro Gagliardi (in maggioranza con Forza Italia) e Rossano Pirovano (in minoranza col Pd), con l’assessora al Commercio Maria Cristina Stangalini. «La nostra amministrazione ha investito molto nel polo della moda - ha detto quest’ultima - e oggi rischiano di restare a casa 38 persone. Non possiamo permetterlo».
Non lo vogliono i lavoratori, e non solo quelli di McQueen. Alla manifestazione hanno partecipato anche dipendenti delle altre aziende del gruppo come Balenciaga e Gucci e della capofila Kering, ma anche impiegati nel settore della logistica, della chimica, della gomma plastica. Prima di arrivare di fronte a palazzo Cabrino e palazzo Natta - dov’erano previsti due tavoli di confronto con il prefetto Francesco Garsia, il sindaco Alessandro Canelli e il governatore del Piemonte, Alberto Cirio - il percorso si è snodato tra il cavalcavia di corso Milano e corso Felice Cavallotti.







