Un uomo, impassibile, fa scorrere le parole senza muovere un dito. Un altro invece agita le mani su e giù per rafforzare il senso del suo discorso. Poi c’è il tipo esuberante, quello che gesticola freneticamente a sostegno della sua opinione. Timidi o spavaldi, la scienza cerca di chiarire come e quando il movimento di volto, braccia e mani si fa protagonista dell’espressione verbale. D’altro canto, nessun stupore per il Belpaese, la cui attitudine gestuale è diventata virale alle Olimpiadi di Milano-Cortina, con atleti stranieri, in particolare le slittiniste tedesche, che si sono “allenate” sui social a imparare i gesti iconici. Ma qui, con i ricercatori del Max Planck Institute for Psycholinguistics (Radboud University) di Nimega, nei Paesi Bassi, si entra in un contesto specialistico.

Lo studio

In particolare, con lo studio condotto per interpretare le ragioni nascoste dietro i nostri gesti quando parliamo. “Il linguaggio verbale si usa principalmente durante conversazioni faccia a faccia, nelle quali comunichiamo anche attraverso mimica del viso, sguardo, dondolii del capo e gesti delle mani – premette Marlijn ter Bekke, la dottoranda che ha guidato lo studio – ma per capire come funziona il linguaggio dobbiamo osservare anche i segnali corporei”. Indispensabile fare un passo indietro nel tempo per attribuire alle mani un istinto fondamentale di sopravvivenza. In particolare, il bisogno di comunicare rapidamente ed efficacemente con altri esseri umani, quando i gesti delle mani avevano probabilmente un ruolo centrale. Ma la ricerca di ter Bekke suggerisce cosa rende questa comunicazione ancora più rapida: il nostro cervello, progettato non solo per interpretare ma anche per prevedere.