Dietro un sorriso, un ghigno di disappunto o uno sguardo sorpreso, gesti considerati istantanei e involontari, si cela una coreografia neurale di una complessità sbalorditiva. Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Science, ha rivelato che il cervello inizia a preparare le nostre espressioni facciali molto prima che i muscoli si muovano effettivamente, trasformando l’intenzione in messaggio sociale da rendere poi visibile al mondo esterno. La ricerca, condotta dai professori Winrich A. Freiwald della Rockefeller University e da Yifat Prut dell’Università Ebraica di Gerusalemme, scardina così la vecchia convinzione che alcune espressioni siano così spontanee da uscire fuori senza alcuno sforzo.
Gerarchia temporale
Per anni infatti abbiamo creduto che il volto fosse controllato da due binari separati: uno “razionale”, regolato dalle aree corticali laterali, per i sorrisi di circostanza, e uno “emotivo”, regolato dalle aree mediali, per le espressioni spontanee. Il nuovo studio dimostra invece che non c’è alcuna divisione netta. Il cervello agisce come un’unica, grande orchestra. Le diverse regioni lavorano in parallelo seguendo una gerarchia temporale: alcune zone inviano segnali rapidissimi e dinamici, la cosiddetta “regia” del movimento, mentre altre mantengono segnali stabili e duraturi, che rappresentano l’intenzione o il contesto sociale in cui ci troviamo.









