Il programma, sulla carta, poteva apparire ostico, il tempo non era favorevole. Insomma, tutto congiurava contro il concerto della Giovine Orchestra Genovese. Però chi ha affrontato le intemperie e si è recato al Carlo Felice ne è uscito raggiante. Uno dei migliori appuntamenti della stagione, per la intelligente scelta delle composizioni e per la straordinaria bravura degli esecutori. Sergej Krylov, nel doppio ruolo di violino solista e di direttore dell’Orchestra da Camera Lituana, ha aperto la serata con I like Schubert del compositore lituano Vidmantas Bartulis, scomparso a soli 66 anni nel 2020. Il brano appartiene a una serie di creazioni-omaggio a vari autori del passato. Bartulis ne recupera un tema o un elemento caratteristico e vi costruisce una propria architettura sonora.
I like Schubert inizia in maniera estremamente sommessa, quasi aforistica, con il violino solista impegnato in un lirismo che si fa gradualmente più teso mentre l’orchestra si ingigantisce e si fa più densa, prima di un improvviso ritorno alle atmosfere pacate iniziali. Un percorso dinamico che Krylov ha governato con notevole rigore e che l’orchestra ha prodotto in maniera impeccabile: raro sentire un suono così compatto, con pianissimi così nitidi e pieni. Impressioni analoghe nello splendido Concerto per violino Distant Light scritto una trentina d’anni fa da Peteris Vasks. Una partitura di rara difficoltà per il solista, ma anche per lo strumentale. Un lungo glissando del violino solista apre il discorso che si snoda attraverso vari episodi intervallati da infuocate cadenze del solista fino a un Andante conclusivo di rara raffinatezza. Krylov è violinista di grande temperamento, autentico virtuoso, ma capace anche di profonda eleganza e di intima comunicativa. Applausi trascinanti e un bis regalato da Krylov con lo strumentale: una piacevolissima rilettura dell’Inverno di Vivaldi in una trascrizione di Richtet e dell’Estate. La seconda parte ha visto Kruylov con la bacchetta in mano al posto dell’archetto. In programma lo stupefacente Quartetto La morte e la fanciulla in una versione per orchestra da camera firmata da Gustav Mahler. Un capolavoro della letteratura cameristica di primo Ottocento che il complesso, ben guidato dal direttore, ha interpretato magnificamente. Accoglienze calorosissime e anche qui un bis: Toccata diavolesca di Jonas Tamulionis, autentico tour de force per tutta l’orchestra.






