Aveva 16 anni Ilia Gringolts nel 1998 quando al Carlo Felice vinse il Premio Paganini piazzandosi davanti ad un’altra strepitosa giovanissima, la diciassettenne lettone Barbra Skride. Tecnica ineccepibile, maturità interpretativa indiscutibile nonostante l’età, Gringolts aveva evidenziato subito numeri da artista di classe.

A distanza di ventotto anni, ieri sera, il violinista è salito nuovamente sul palcoscenico del Carlo Felice, ospite della Giovine Orchestra Genovese e non in veste solistica, ma come primo violino del Quartetto che da lui trae il nome.

Il Quartetto Gringolts (gli altri componenti sono Anahit Kurtikyan, violino, Silvia Simionescu, viola e Claudius Hermann, violoncello) per l’occasione era integrato da Lilli Maijala, viola, per un programma dedicato ai quintetti di Brahms.

Straordinario cultore della musica cameristica, Brahms nei suoi due Quintetti privilegia l’organico con la doppia viola, ponendo quindi lo strumento mediano in una posizione di rilievo e, nello stesso tempo, in equilibrio fra la sezione acuta dei violini e quella grave del violoncello. Una scelta che si presta a soluzioni differenti: Brahms mostra in questo senso non solo una assoluta solidità di scrittura, ma anche una ammirevole capacità di giocare con le sezioni interne in una costruzione architettonica di rara eleganza.