Se il buongiorno, come recita un proverbio, si vede dal mattino, i frequentatori della Gog possono legittimamente aspettarsi una stagione di alto livello.Il concerto inaugurale, ieri sera, al Carlo Felice, infatti, è stato davvero emozionante per l’intensità e la qualità delle due esecuzioni proposte.Protagonista un Sestetto d’archi della Norwegian Chamber Orchestra: Sara Övinge e Catharina Chen, violini, Hanne Moe Skjelbred e Marthe Husum, viole e Ole Erik Flee e Audun Sandvik, violoncelli. Una formazione ineccepibile per il bagaglio tecnico individuale e per un affiatamento assolutamente perfetto nella intonazione, nelle dinamiche, negli attacchi.Qualità messe al servizio di un programma stimolante, incentrato su Schoenberg e Brahms fra i pochi compositori che si sono cimentati con questo organico lasciando indiscussi capolavori.

E’ noto che per lungo tempo la critica musicale (capeggiata dal viennese Eduard Hanslick) indicò in Brahms l’anti-Wagner facendone un paladino della classicità in una posizione dunque conservatrice. In realtà Brahms è stato tutt’altro che un conservatore, tanto da ispirare molti giovani compositori, tra i quali proprio Schoenberg, autore di un saggio significativamente intitolato Brahms il progressivo.Il “debito” di Schoenberg nei confronti del più anziano collega emerge nella fase giovanile ancora non calata nei climi espressionisti e legata invece alle atmosfere tardoromantiche. Ne è un esempio mirabile Verklärte Nacht (Notte trasfigurata) che il pubblico ha potuto ascoltare appunto ieri sera. L’autore, ispirato a un racconto di Richard Dehmel che narra l’incontro notturno fra due innamorati, costruisce una sorta di “poema sinfonico” di respiro cameristico (successivamente ne avrebbe elaborato una versione per orchestra d’archi: ma è assai più affascinante l’organico originale): una partitura di estrema eleganza e raffinatezza, nella costruzione tematica, nella ricchezza armonica.