La produzione musicale francese fra tardo Ottocento e primo Novecento era particolarmente articolata: slanci tardoromantici si sovrapponevano alle prime esperienze impressioniste, autori legati alla tradizione si confrontano con le nuove avanguardie, spesso schierate su posizioni nazionalistiche. Il concerto che ieri sera al Carlo Felice ha brillantemente inaugurato la stagione sinfonica ha proposto tre fra i maggiori protagonisti della letteratura strumentale di quel periodo. E la eccellente resa interpretativa è stata possibile grazie alla presenza di un direttore come Lü Jia e di un solista come Ettore Pagano.

Jia, direttore di forte tempra, ha aperto con la Petite Suite che Debussy compose per pianoforte a quattro mani e che fu poi trascritta per orchestra dal compositore e organista francese Henri Büsser, morto nel 1973 all’età di 101 anni. La sua trascrizione venne eseguita per la prima volta nel 1907, quindi con Debussy ancora vivente.La lettura è risultata elegante e ben amalgamata nei registri orchestrali. Non esistono, si dice, buone o cattive orchestre, ma buone o cattive bacchette: lo strumentale ieri era tutt’altro rispetto a quello mal guidato nella finale del Premio Paganini. Poi il virtuosistico e brillante Concerto per violoncello e orchestra di Saint-Saens: una partitura ricca di elementi contrastanti, passaggi di arduo tecnicismo e slanci melodici di ammirevole raffinatezza.Ettore Pagano, appena ventiduenne, è violoncellista di grande personalità. Il suo bagaglio tecnico è davvero notevole, ha una padronanza dell’arco assoluta. In più ha una sensibilità interpretativa ragguardevole. Una esecuzione insomma, eccellente che Lü Jia sul podio ha assecondato con rigore e buon gusto, ben seguito dall’orchestra positivamente reattiva.