Finale di stagione decisamente esaltante per l’Accademia di Santa Cecilia, con gli ultimi tre concerti della serie sinfonica segnati dal ritorno di Kirill Petrenko sul podio. Tre concerti evento – attenzione ai biglietti, il rischio del tutto esaurito per qualche serata è possibile – dopo un mese che ha visto inanellarsi in crescendo concerti di altissimo profilo, salutati spesso dall’entusiasmo del pubblico: un grande dittico sinfonico, due magnifici concerti diretti da Daniele Gatti con Brahms, Bruckner, Wagner e Strauss, la prima romana dell’opera Written on Skin di George Benjamin, fino alla recentissima Seconda Sinfonia di Mahler diretta la scorsa settimana da Daniel Harding, un’esecuzione trascinante che in tanti ricorderanno a lungo.

Infine la chiusura, da stasera a sabato con Kirill Petrenko che ritorna a dirigere l’orchestra dell’Accademia, una delle poche orchestre internazionali fuori da Berlino in grado di vantare la presenza sul loro podio del direttore russo-austriaco. L’Italia in effetti mantiene da tempo una relazione preferenziale con Petrenko, che si appresta a festeggiare a ottobre i dieci anni dalla nomina a direttore dei Berliner Philharmoniker, cui stagione dopo stagione ha impresso un’originale ma significativa impronta di cambiamento, per la ricerca di suono, le scelte di programmi, idee sul formato dei concerti e della comunicazione. In Italia Petrenko si era fatto conoscere anche prima dei successi travolgenti all’Opera di Monaco e all’approdo berlinese. Oltre al Teatro alla Scala e all’Orchestra Sinfonia Nazionale della Rai, dove torna con cadenze regolari, Kirill Petrenko mantiene un legame stretto proprio con l’Orchestra di Santa Cecilia. Presente nei concerti dell’Accademia sin dal 2010, dove negli anni ha diretto anche un Oro del Reno smagliante e una Nona Sinfonia di Beethoven di commovente bellezza, nelle ultime due occasioni Petrenko aveva infiammato il Parco della Musica con i Berliner Philharmoniker e la Gustav Mahler Jugendorchester.