Il quattordicesimo titolo in campionato dei Gunners racconta soprattutto di un allenatore spagnolo sui generis, di un figlioccio di Guardiola che guarda anche a Mourinho – sacrilegio! – alla faccia di opinionisti e influencer, che oggi è così e domani chissà, perché ha saputo ravvedersi e adattarsiNessuno psicodramma, questa volta, addirittura il lusso di vincere con una settimana di anticipo e muovendo solo i muscoli necessari per alzare il boccale di birra al pub, o sul divano, non importa: l’Arsenal è diventato campione d’Inghilterra così, martedì sera, guardando il Bournemouth bloccare il Manchester City sul pareggio – 1-1, con pari di Haaland nel recupero in una partita con la squadra di Guardiola sufficientemente in difficoltà – per mettere la parola fine alla lotta per il titolo, cPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Lorenzo LonghiGiornalista, scrive principalmente di sport e di ciò che vi ruota attorno. È anche saggista per le opere Treccani.