Febbre a 97°: quando al settimo minuto di recupero, martedì 19 maggio 2026, cala il sipario su Bournemouth-Manchester City (1-1), l’Arsenal è campione d’Inghilterra, con un turno d’anticipo rispetto alla fine della Premier. La lunga traversata nel deserto, iniziata nel 2004 quando la squadra degli Invincibili guidata da Arsène Wenger vinse il campionato senza sconfitte, è finalmente conclusa. Ventidue anni di attesa: un altro romanzo di un club consegnato alla storia letteraria grazie a “Febbre a 90°” (Fever Pitch il titolo originale) di Nick Hornby.
Giusto così: l’Arsenal è la squadra della tifoseria più cosmopolita e più colta di Londra, con un largo seguito tra musicisti (Mick Jagger, Roger Waters David Gilmour, Leona Lewis, Rihanna, Yizzy, Cat Stevens), attori (Colin Firth, Joan Collins, Danny De Vito, Kevin Costner, Idris Elba), registi (Michael Moore, Spike Lee), scrittori (Paul Gilroy e naturalmente Nick Hornby), politici (l’attuale premier britannico Keir Starmer, David Miliband, il sindaco di New York Mamdani e l’ex leader laburista Jeremy Corbyn che ha festeggiato sui social la conquista del titolo). Un sostegno trasversale e internazionale, di un club che vanta una comunità di 113 milioni di tifosi sparsi nel mondo (report del 2011), 32 milioni di followers sulla pagina ufficiale Instagram, 49 su Facebook, 21,5 mln su X. “We are social” è lo slogan, indovinato. Un tifo multietnico, che attraversa le classi sociali e si fonde in un bel melting pot nello stadio Emirates, il terzo per capienza della Premier dopo Manchester United e Tottenham, un gioiello da 60.338 posti realizzato in due anni di lavori, costato 500 milioni di euro e inaugurato nel 2006.











