HomeViniAffidare il vino al mare: la sfida di Tenuta del Paguro, grazie a un vecchio relitto nell’AdriaticoLe bottiglie affinano per un anno al largo di Ravenna, a circa 30 metri di profondità, a temperatura costante e cullate dalle correnti. Da un’idea di Gianluca Grilli con l’enologo Stefano Gardidi CAMILLA GARAVAGLIA20 maggio 2026A circa trenta metri di profondità, nell’Adriatico al largo di Ravenna, Tenuta del Paguro affida i propri vini al mare. La formula utilizzata per descrivere il progetto è precisa e il punto sta proprio lì: affidare al mare, non affinare nel mare.
Il vino, ovviamente, non entra mai in contatto diretto con l’acqua marina. Le bottiglie vengono chiuse con tappo in sughero, sigillate con una miscela di ceralacca e gommalacca (che comunque permette la micro ossigenazione) e adagiate sul fondale all’interno di ceste metalliche progettate per resistere all’ambiente marino. L’acqua resta fuori, quello che cambia è la condizione in cui il vino continua il proprio percorso. Gianluca Grilli, fondatore di Tenuta Paguro
L’affinamento in mare
Tecnicamente, a quella profondità la luce si attenua senza sparire del tutto, la temperatura resta stabile tra i 10 e i 13 gradi, la pressione raggiunge circa quattro bar e le correnti generano un movimento lento e continuo. Un insieme di fattori che accompagna il vino per un intero ciclo annuale: dodici mesi, dodici lune, quattro stagioni. L'immersione in acqua






