Il Banco alimantare raccoglie cibo per chi non se lo può permettereRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 20 maggio 2026 – Nonostante abbia un lavoro tanta gente oggi fatica a comprare del cibo e tra i paesi dell'Unione europea ci sono più di 37 milioni di persone che non possono permettersi un pasto di qualità ogni due giorni.
Esistono però soluzioni in grado di invertire la rotta, a cominciare dal cibo invenduto cioè tutti quegli alimenti che si trovano in buono stato e che rimangono sugli scaffali dei supermercati.
Proprio la Grande distribuzione organizzata rappresenta una fonte a cui Banco alimentare attinge per dare cibo a chi ne ha bisogno. Secondo la ricerca promossa da Fondazione Banco Alimentare ETS e realizzata dal Food Sustainability Lab della POLIMI School of Management del Politecnico di Milano, ogni anno vengono donate per fini sociali oltre 48.000 tonnellate di prodotti alimentari, pari a circa 229 milioni di euro, grazie al contributo di circa 1.681 imprese. Nonostante si tratti di traguardi notevoli, la donazione non è ancora una pratica diffusa dato che le imprese della che GDO che offrono le eccedenze rappresentano il 50% del totale.
“Per le imprese della GDO più grandi, la donazione è una decisione consapevole che si traduce in processi strutturati di gestione delle eccedenze, con la definizione di responsabili aziendali, il ricorso regolare alla misurazione e una partnership stabile per il recupero con enti del terzo settore specializzati, quali il Banco Alimentare. Queste osservazioni sono confermate dalle stime sulle quantità donate. Ad oggi, le Grandi imprese contribuiscono al 55% della quantità totale di prodotti alimentari donati, con donazioni medie pari a 274 tonnellate all'anno per impresa, ma per i prossimi anni si possono aprire importanti spazi anche per le Medie e Piccole imprese della GDO”, spiega Paola Garrone del Food Sustainability Lab della POLIMI School of Management del Politecnico di Milano, responsabile scientifica del progetto. Eppure, la donazione sociale può rappresentare una scelta sostenibile anche dal punto di vista economico, soprattutto quando i prodotti rischiano di rimanere invenduti o richiedono forti sconti per essere collocati sul mercato.






