La diagnosi è impietosa: a Genova, oggi, più di 28 mila persone hanno bisogno dei servizi di distribuzione alimentare per riuscire a mangiare. Un dato che non tiene conto del sommerso: coloro che vivono in povertà alimentare – denuncia il rapporto di Agorà del Cibo – sono più del doppio. Le cause sono svariate: un aumento della concentrazione di ristoranti in centro che spinge la crescita dei prezzi del cibo (schizzati del 24,9 per cento tra il 2021 e l’anno scorso) mentre si allarga la fascia di persone in povertà assoluta. Ma Genova, in parallelo, è anche la città dove ogni anno si sprecano 10 mila tonnellate di cibo perfettamente edibile: 3.500 solo nei supermercati. In città vengono recuperate solo 400 tonnellate: il 4 per cento dello spreco totale. E appena una ventina di supermercati su 290 partecipano alle donazioni. Non solo: oltre la metà delle porzioni recuperate è rappresentata da pane e prodotti simili: con un beneficio molto ridotto sulla qualità dell’alimentazione offerta.

Sono nate per far fronte a questa urgenza e per segnare un cambio di passo, dunque, le Agorà del Cibo, dall’incontro tra Rete Ricibo e Terra!: che ieri – dopo un anno di lavoro sui territori – consegnano il report al Comune: 18 raccomandazioni e 56 azioni proposte, ma soprattutto la richiesta formale dell’attivazione di un tavolo partecipato e intersettoriale. “Con questo tavolo intendiamo connettere mondi lontani – spiegano Roberta Massa, coordinatrice della Rete Ricibo e di Comunità San Benedetto al Porto (capofila della rete) e Silvia Cama, referente locale di Terra! – l’approccio deve essere sistemico: e interessare più assessorati, tra cui Scuola, Welfare, Commercio, Ambiente. La priorità è garantire a tutti l’accesso a un cibo sano attraverso una filiera sostenibile, offrendo sostegno ai micro-produttori del territorio”. Un tentativo di tavolo era già partito con la scorsa amministrazione, ma – spiegano le referenti – “l’approccio era dall’alto verso il basso e presto il lavoro si è arenato”.