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16 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 8:05

La povertà alimentare non significa solo soffrire la fame in senso stretto, ma può essere un frigorifero mezzo vuoto, la rinuncia alla qualità per risparmiare, la vergogna di chiedere aiuto per un pacco di pasta, una tavola vuota. È presente anche nei Paesi ad alto reddito, Italia compresa perché è il riflesso di una precarietà più ampia. In occasione della Giornata mondiale per l’alimentazione, l’associazione Terra! pubblica, con il supporto di Periferia Capitale – Fondazione Charlemagne, il report ‘Quando il cibo non basta’, un’analisi che esplora la povertà alimentare e la sua evoluzione in Italia e dà voce a donne, anziani e adolescenti intervistati, che vivono la povertà alimentare anche come una forma di esclusione. Persone residenti nel III municipio di Roma, nel quartiere Tufello, tra i territori socialmente più vulnerabili della città. Qui le famiglie devono fare i conti con bassi salari, prezzi alti, carenze del welfare, ma anche mancanza di tempo, relazioni e salute. E il cibo diventa la variabile di aggiustamento: le donne risparmiano sulla spesa per pagare affitto e bollette, mentre agli anziani può capitare di saltare un pasto per comprare le medicine e gli adolescenti si abituano alla rinuncia e, in alcuni casi, all’esclusione. “Affrontare la povertà alimentare vuol dire ripensare il modo in cui produciamo, distribuiamo e viviamo il cibo. Occuparsene – spiega Eleonora Cavallari, condirettrice di Terra! – vuol dire intrecciare due piani che il più delle volte restano separati: trasformare il modello agroindustriale e tutelare i diritti delle persone, riconoscendo che il cibo non è solo merce, ma relazione, cultura e possibilità di futuro”. Il report racconta anche il contributo al dibattito sul tema che arriva dal Consiglio del Cibo di Roma, una consulta cittadina istituita nel 2021.