Il Roland Garros torna a essere uno snodo nella carriera di Jannik Sinner. Un anno fa, l’epica finale contro Carlos Alcaraz, persa dopo tre match point non sfruttati. Oggi, la grande occasione di completare la collezione Slam, vincendo anche l’ultimo grande torneo che manca alla sua collezione. Tutta la Parigi del tennis aspetta il numero 1 al mondo, come dimostra l’intervista pubblicata da L’Equipe a pochi giorni dal via del Major sulla terra rossa francese. Sinner ci arriva dopo un dominio che dura da inizio marzo: cinque Masters 1000 vinti in poco più di due mesi, compresi i tre sulla terra. Per molti, è un’impresa non umana: “Io un robot? Non lo trovo un paragone dispregiativo. È così che funziono: cerco di essere il più preciso possibile sempre. Mi immaginano come un giocatore senza emozioni, ma è perché mi sento molto concentrato sulle cose da fare. Serve una condizione fisica e mentale eccezionale“.

A proposito di emozioni, Sinner nell’intervista – realizzata lo scorso 12 aprile – ha raccontato quanto è stato provato dal caso Clostebol: “Ho pagato il prezzo di un errore che non era mio: in campo, nel periodo prima della sospensione, sembravo molto triste. E in effetti lo ero: non mi sentivo libero. Non ne parlavo con nessuno, e dopo l’esperienza ho capito chi sono i miei veri amici, e questo mi ha aiutato”. L’altoatesino ha spiegato che proprio durante la sospensione è riuscito a far scattare quel clic mentale che gli ha permesso di ripartire: “Poi una mattina mi sono svegliato con un’idea: trasformare tutto in positivo“. Come? Trascorrendo del tempo con la famiglia e approfittando per lavorare in palestra. “Quando sono rientrato in campo, a Roma, mi sentivo felice e sollevato. Volevo solo godermi il momento, ci sono riuscito e ho giocato un tennis fantastico“.