"Come si cambia, per tornare a vincere". Jannik Sinner lo ha spiegato subito dopo essere stato sconfitto (di più, travolto) da Carlos Alcaraz nella finale degli Us Open. Forse non è stata una semplice serata storta, ma la certificazione che di fronte al livello sublime del tennis dello spagnolo, che da lunedì sarà di nuovo numero 1 al mondo (scettro strappato a Jannik dopo 65 settimane) occorrerà qualcosa di nuovo. Parafrasando Fiorella Mannoia, insomma, servirà trovare un modo per non "morire" da eterno secondo.
Il tennis moderno è basato su piccoli dettagli. Il servizio è uno di questi e domenica sera all'Arthur Ashe Stadium quello di Alcaraz è stato una bomba, incisivo e decisivo, mentre quello di Sinner ha lasciato desiderare. Anche con questo particolare (certo, insieme alla varietà di colpi del 22enne di Murcia, nota, e alla sua superiorità psico-fisica) si spiega l'inatteso enorme divario tra i due nella finalissima di Flushing Meadows. Nessuno però come Sinner è bravo a "resettare" e imparare dalle sconfitte. Non è un caso che la sua era da dominatore sia iniziata proprio da un doloroso ko contro Nole Djokovic alle Atp Finals di Torino a fine 2023. Da lì in poi. è cominciata un'altra storia. E così forse sarà da oggi, con l'inseguimento a Carlitos.









