Da qui a venerdì la parola d'ordine è "trovare le risorse". Perché senza gli italiani si sveglierebbero l'indomani con una pessima sorpresa al distributore: il numero 2 a contrassegnare il prezzo dei carburanti alla pompa, sfondando il tetto dei due euro semmai il governo, sciaguratamente, non dovesse trovare i soldi per confermare il taglio delle accise. Si naviga a vista, tanto che i rumors che si rincorrono nei Palazzi romani parlano di una sforbiciata ad alto rischio e che, in ogni caso, potrebbe essere formato mignon. E così da Parigi è il Mef, a margine dei lavori del G7 Finanze, a precisare che il taglio ci sarà perché s'ha da fare: si lavora per confermarlo nel rispetto della deadline del 22 maggio. Evitando la doccia gelata per gli automobilisti e tutti i contraccolpi del caso per l'immagine dell'esecutivo, che ne uscirebbe a dir poco con le ossa rotte. «Si andrà in questa direzione, stiamo lavorando sulle coperture finanziarie, cosa che non è mai semplice in assenza di deroghe al Patto», bacchetta l'Ue da Parigi via XX Settembre.
Intanto a 1.400 km di distanza, negli uffici del Mef, i tecnici lavorano di buona lena barcamenandosi tra tutte le difficoltà del caso. Per sforbiciare le accise 20 centesimi per il gasolio e 5 centesimi per la benzina servono infatti 300 milioni di risorse vive, perché sull'extragettito di maggio il governo non potrà contare: dovrà attendere il 9 giugno, la data cerchiata in rosso per passare all'incasso. Quindi sono due le ipotesi sul tavolo: "spezzettare" il taglio, procedendo step by step, oppure trovare i soldi che permettano all'esecutivo di tirare dritto, tutto d'un fiato, fino al 9 giugno. Missione non semplice perché i guai non vengono mai soli. E venerdì il governo non dovrà solo fronteggiare lo sconto delle accise in scadenza, ma metter mano anche alle misure per i tir al gameover il 30 maggio.La premier Giorgia Meloni vedrà gli autotrasportatori venerdì pomeriggio, subito prima del Consiglio dei ministri chiamato a varare l'idea del governo un decreto unico in cui infilare sia il nuovo sconto sulle accise che le misure volte a sedare la rabbia dei camionisti. Scongiurando la serrata che potrebbe portarli a spegnere fari e motori dal 25 al 29 maggio, cinque giorni di fila che precipiterebbero il paese nel caos. Un buco nero da cui tenersi alla larga perché finirebbe per ammaccare l'immagine del governo né più né meno dei rincari dei prezzi alla pompa. Per comprenderlo basta immaginare gli scaffali vuoti nei supermercati e nelle farmacie, i distributori senza carburante, i ritardi nelle consegne, i rallentamenti nelle catene di montaggio, l'inevitabile fiammata dei prezzi al consumo. Uno scenario da incubo, che ha indotto la presidente del Consiglio a chiedere ai suoi di fare il possibile per evitare il muro contro muro: «Bisogna tentare l'impossibile per aiutare un comparto in affanno e senza il quale si ferma il Paese. È un pericolo che non possiamo in alcun modo correre», ha suonato la sveglia Meloni ai suoi. Per convincere gli autotrasportatori a non incrociare le braccia, si ragiona su un ritocco all'insù del credito d'imposta per l'acquisto di gasolio, con il ripristino del rimborso di 26,9 centesimi al litro. Esoso? Mica tanto, considerando che il taglio delle accise previsto per gli automobilisti alla pompa non vale per i tir, che fanno il pieno dai fornitori o all'ingrosso. Altra misura su cui si ragiona, la dilazione di Iva e contributi fino al 31 dicembre: allungare i tempi di quanto dovuto allo Stato per consentire di tirare un po' il fiato.LA PROTESTA DEI TIR Basterà a convincere gli autotrasportatori, ammesso si trovino i soldi per varare i provvedimenti che il governo ha in mente? Si vedrà. Intanto gli addetti ai lavori si armano di carta e penna e scrivono al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, mettendo in guardia il Viminale dal rischio di iniziative «gravi» che potrebbero segnare i giorni di protesta. Perché la rabbia che attraversa la categoria è tanta ed è difficile tenerla a bada. Nella lettera dell'Unatras si fa riferimento a «frange estranee» e potenziali «infiltrazioni volte a destabilizzare l'ordine pubblico per fini diversi», richiamando il pericolo di blocco di strade e autostrade, fino al rischio di lancio di sassi dai cavalcavia. Al ministro la sigla che rappresenta il 90% degli autotrasportatori chiede di adottare «ogni strumento» per garantire che la serrata «si svolga nel rigoroso rispetto delle leggi, della sicurezza pubblica e della libertà di ogni cittadino». Ma l'obiettivo di Meloni resta immutato: scongiurare lo sciopero. In barba al "no tengo dinero" intramontabile motivetto anni 80 i soldi andranno trovati e alla svelta: non più tardi di venerdì.Auto elettriche, a Nordest le acquista solo il 6%: il sondaggio










