Dai carburanti arriverà una spinta alla Manovra. Una parte delle risorse, attorno a 200 milioni, potrebbe arrivare dall’accelerazione che il governo intende imprimere al riallineamento del costo delle accise su benzina e gasolio. Tradotto, l’imposta che grava sulla benzina scenderà più velocemente di quanto ipotizzato, quella sul gasolio invece salirà a un ritmo più sostenuto. L’obiettivo è di fatto allineare i due valori, che a un certo punto convergeranno, e cancellare il differente trattamento tra i due carburanti.
Le ragioni del governo non sono di sole coperture. Occorre fare un passo indietro e ricordare le direttive europee sulla riduzione della CO2 e i traguardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza che chiedono la cancellazione dei cosiddetti sussidi ambientalmente dannosi, come appunto la tassazione di favore per il gasolio. Il governo si è dato un calendario fino al 2030 per riequilibrare le accise, la cui differenza era fino allo scorso anno di circa 11 centesimi.
Un decreto legislativo dello scorso aprile prevede che ogni anno i ministeri dell’Ambiente e dell’Economia, di concerto con i dicasteri dei Trasporti e dell’Agricoltura, intervengano sull’imposta muovendola verso l’alto per il gasolio e verso basso per la benzina, all’interno di una forchetta di prezzo compresa tra un centesimo e un centesimo e mezzo.








