PONSO (PADOVA) - Un santuario dei Veneti antichi sepolto da secoli sotto metri di fango dell'Adige: è quanto sta emergendo nel cantiere della nuova Regionale 10, dove gli scavi di Veneto Strade hanno portato alla luce un'area sacra con cippi iscritti, resti di templi e un lastricato pavimentale databile al I secolo dopo Cristo. Un ritrovamento che gli archeologi considerano tra i più rilevanti degli ultimi anni in tutto il Veneto. La scoperta archeologica è avvenuta qualche settimana fa durante le operazioni di bonifica bellica propedeutiche ai lavori per il primo lotto della nuova strada tra Borgo Veneto e Carceri.
Il sito Le antiche strutture giacevano a quasi tre metri di profondità, nascoste dai depositi alluvionali dell'Adige, e solo le ricerche nel sottosuolo hanno permesso di intercettarle. Le indagini, condotte sotto la direzione scientifica della Soprintendenza per le province di Padova, Treviso e Belluno, interessano un'area di almeno 1.500 metri quadrati. I primi elementi ad affiorare sono stati cippi in trachite euganea recanti iscrizioni in caratteri venetici e, in misura minore, latini. Molti, databili tra il V e il IV secolo avanti Cristo, sono stati riutilizzati in un lastricato la cui funzione resta da chiarire. Alcuni presentano iscrizioni su tre facce, con testi di carattere votivo: parole rivolte a divinità nell'affascinante lingua degli antichi Veneti. Le iscrizioni sono state visionate dalla professoressa Anna Marinetti, tra le massime esperte di epigrafia venetica. Con il procedere dello scavo sono venute alla luce strutture a pianta rettangolare interpretabili come templi. Una di queste presenta le caratteristiche del periptero, circondato da colonne su tutti i lati: un segno di progressiva monumentalizzazione del luogo sacro. L'area documenta una continuità di frequentazione lunga almeno cinque secoli, dal culto preromano alle trasformazioni di età romana, fino a quando una o più piene dell'Adige - che all'epoca scorreva in quella zona - seppellirono tutto sotto metri di limo, conservando involontariamente strutture e reperti. «L'area dove si svolgono gli scavi archeologici è delimitata e non compromette la prosecuzione del cantiere della strada, che segue il cronoprogramma secondo i tempi stabiliti» assicura la consigliera regionale con delega alle Infrastrutture Elisa De Berti. Le indagini proseguono e nei prossimi mesi consentiranno di definire l'estensione del santuario, la cronologia delle diverse fasi e il rapporto tra cippi votivi e strutture templari. Senza i lavori per la nuova arteria, questo mondo antico sarebbe rimasto per sempre sotto il fango.











