PADOVA - Una scoperta che aiuta a capire molto della Padova di epoca romana. Le pietre utilizzate per costruire l’Arena ai giardini, il teatro Zairo sotto il Prato della Valle e le altre costruzioni romane sotto Padova erano a Km 0. Più di preciso venivano dalle cave di Fons Aponi, antico nome di Montegrotto Terme, in particolare a Villa Draghi (in foto) i romani estraevano la pietra pozzolana euganea utilizzata per costruire la città.

La scoperta dell’Università di Padova certifica quanto già si poteva intuire un anno fa: durante le pulizie del bosco della villa sampietrina era emersa una cava di epoca romana nella zona della “Busa dei Tassi”. Da lì è intervenuto il team di esperti del dipartimento di Beni Culturali del Bo, che guidati da Michele Secco hanno confermato che le cave utilizzate dai romani erano in questa porzione dei Colli Euganei. Un fatto insolito, dato che i romani era soliti trasportare via mare la “pozzolana flegrea” dalla Campania, come successo per le grandi infrastrutture di Aquileia. Ma non solo, grazie al progetto EuOuGeA, i ricercatori del Bo hanno rivelato le sopraffine tecniche ingegneristiche romane. Con il sostegno di Cariparo, gli studiosi hanno lavorato in due fasi. In primis utilizzando i droni, che hanno sorvolato i Colli per mappare i versanti, spogliandoli virtualmente da alberi e arbusti, per identificare con precisione «diversi siti estrattivi totalmente abbandonati e di cui si era perduta la memoria storica» sottolinea Josiah Olah, ricercatore del Bo, che continua: «con due esempi di primo piano che conservano segni inconfutabili di cavatura antica, abbandonati prima dell'industrializzazione moderna: uno all’interno del parco di Villa Draghi a Montegrotto Terme e l'altro in Via Scagliara, a sud di Monte Oliveto, nella località di Turri».