Intervista al capo degli arbitri Fifa sulle novità tecnologiche sviluppate da Lenovo con la federazione mondiale: «Il Var non poteva eliminare le polemiche, restano fisiologiche nel calcio. Gli arbitri non faranno la fine dei giudici di sedia nel tennis, il nostro è uno sport fatto di interpretazioni»
Al Mondiale 2026, il fuorigioco cambia (letteralmente) dimensione: in quelli che saranno i campionati del mondo più tecnologici di sempre, l’offside sarà tridimensionale grazie al 3D Var. Ogni calciatore verrà ricostruito come avatar digitale, molto somigliante alle fattezze reali. Con un dettaglio peculiare: tutti saranno calvi. «I capelli non contano per il fuorigioco», spiega Valerio Rizzo, responsabile del progetto in Lenovo, che ha realizzato il progetto insieme alla Fifa. «La verità è che l’ho chiesto io, perché fossero tutti somiglianti a me», scherza Pierluigi Collina, capo degli arbitri Fifa, che abbiamo intervistato a Milano, a margine della presentazione delle novità tecnologiche.
Lei ha arbitrato in un’era senza alcun aiuto tecnologico. Il calcio ha finito di avere paura del futuro? «L’argine si è rotto quando ci si è resi conto di una situazione paradossale: tutti avevano accesso alle immagini di quel che era successo in campo. Chi era davanti alla televisione, ma anche chi era allo stadio con un telefono in mano. Tutti, tranne la persona chiamata a decidere. O facevamo diventare lo stadio una comunità amish, niente elettricità, niente computer, o davamo all’arbitro gli stessi strumenti che hanno tutti gli altri. Abbiamo scelto la seconda strada».






