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Elisa Messina

Assolti «perché il fatto non sussiste» i due atleti accusati di violenza sessuale di gruppo ai danni di un'altra atleta allora 17enne, Al centro, lo strano caso di un percorso di giustizia riparativa senza la presenza della vittima

Suscita molti interrogativi, per ora, la sentenza in primo grado del processo per stupro che si è concluso a Siena con l'assoluzione dei due imputati «per non aver commesso il fatto». Brevemente il caso: due atleti di scherma italiani erano imputati di violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazza, un'altra atleta, all'epoca dei fatti 17enne, durante un ritiro tra nazionali giovanili di scherma a Chianciano Terme nell'agosto del 2023. Il verdetto, dopo il rito abbreviato, è stato di assoluzione «per non aver commesso il fatto»: non c'è stata violenza. Rapporto sessuale sì, a quanto si evince da quel poco che si sa del processo, delle testimonianze e delle prove raccolte, ma violenza no. La vittima, giovane atleta di origini messicane e tesserata per l’Uzbekistan che si sta allenando per le Olimpiadi di Los Angeles 2028, è scoppiata in lacrime in aula alla lettura della sentenza. Ma ha deciso di uscire allo scoperto con il suo volto e il suo nome e di impugnare la sentenza «per tutte quelle che hanno sofferto una cosa del genere e prometto che le cose non finiranno così».