Assolti perché il fatto non sussiste. Quando il giudice Andrea Grandinetti ha pronunciato la sentenza dopo l’udienza con rito abbreviato sulla violenza sessuale di gruppo che sarebbe stata commessa dai due giovani schermidori nel giro della Nazionale Lapo Jacopo Pucci ed Emanuele Nardella, Fernanda Herrera è scoppiata a piangere in aula. E ha continuato a piangere anche davanti ai microfoni e alle telecamere fuori dal Palazzo di Giustizia di Siena. Decidendo con coraggio di metterci la faccia, di farsi riprendere dalle telecamere e macchine fotografiche per raccontare, tra singhiozzi e lacrime la sua rabbia di vittima senza giustizia.
«Mi chiamo Fernanda Herrera, ho 20 anni, sono sciabolatrice messicana e gareggio per l’Uzbekistan. Sono venuta in Italia per prepararmi per le Olimpiadi di Los Angeles. Ero venuta con mia madre e con la sicurezza di poter trovare un futuro in Italia: per sfortuna ho avuto a che fare con le persone peggiori. In questi tre anni non ho mai voluto far vedere la mia faccia, ma ora sono stanca. Mi farò vedere perché sono orgogliosa di me, orgogliosa di aver conquistato medaglie e titoli in questi anni, oltre a dover lottare per avere giustizia. Non posso credere che le cose siano andate così, con il mio avvocato andrò fino in fondo. Ci sono tanti casi nel mondo dello sport di chi vuole silenziare le donne vittime di abusi. Domani devo partire per una gara, sarà difficile dimenticare questo. Ma sono qui per tutte quelle donne che hanno sofferto una cosa del genere. Per favore, dovete parlare, dovete dire cosa avete subito». La madre di Fernanda ha voluto leggere ai cronisti il suo messaggio: «Sono stati tre anni devastanti per noi. Oggi emerge una realtà molto chiara, di quanto sia difficile per noi donne ottenere giustizia. Questa decisione non cambia la verità dei fatti». E’ necessario un flashback per capire fino in fondo questa storia. I fatti risalgono al 4 agosto 2023, in un hotel a Chianciano Terme che ospitava un raduno di nazionali juniores di scherma. E’ in quell’hotel che sarebbe avvenuta la violenza di gruppo nella camera dei due schermidori azzurri Lapo Jacopo Pucci ed Emanuele Nardella. Fernanda Herrera aveva 17 anni. Dopo quasi tre anni di indagini e dopo l’incidente probatorio, ieri il processo con rito abbreviato. La pm Serena Menicucci aveva chiesto 5 anni e 4 mesi per i due imputati. «A mio avviso c’erano prove schiaccianti - afferma l’avvocato di Fernanda, Luciano Guidarelli - il diniego al consenso è stato più volte manifestato. Oggi stiamo legittimando come il fare sesso sia una lettura alternativa a una forma di comunicazione tra giovani. Basta dire che esisteva una forma di interesse verso una persona per legittimare abusi e violenze sessuali. Faremo ricorso, l’assoluzione perché il fatto non sussiste lascia spazio al ricorso». L’avvocato Enrico De Martino, portavoce del collegio dei difensori dei due imputati, rilascia commenti amari all’uscita. «Ovviamente siamo soddisfatti perché siamo sempre stati certi dell’innocenza dei nostri assistiti. Ma questi processi lasciano sempre l’amaro in bocca, per problemi più socio-culturali che giuridici. I protagonisti sono tutti ragazzi giovanissimi, Fernanda aveva 17 anni all’epoca, i due 18 e 19 anni. Evidentemente non sono forniti degli adeguati registri comunicativi per comprendersi a vicenda. Il problema è come si rapportano e come dialogano questi ragazzi. Questa vicenda ha avuto effetti devastanti, dal punto di vista personale e anche sportivo. I due ragazzi sono stati radiati dalla federazione scherma in primo grado, il processo d’appello è stato sospeso. Chiederemo alla Federazione un procedimento d’urgenza per reintegrarli in squadra». «La sentenza legittima che il fatto non sussiste, che non c’era nessun reato. Io spero - aggiunge l’altro avvocato Giampaolo Del Sasso - che possa aiutare voi, attori della comunicazione, nel futuro ad evitare processi mediatici. Bisogna aspettare le sentenze prima di additare come colpevoli due ragazzi, che sono stati dichiarati innocenti». "Non ci posso credere che le cose siano andate così ma andrò fino in fondo per la mia giustizia, lo sport è pieno di casi come il mio". Lo ha detto in lacrime la giovane atleta dopo l'assoluzione al tribunale di Siena dei due schermitori che erano accusati di violenza sessuale di gruppo ai suoi danni.








