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La Procura della Repubblica di Prato ha notificato la chiusura delle indagini a nove indagati – sette dirigenti o preposti di Eni e due della società appaltatrice, la Sergen srl – per l'esplosione del deposito di carburanti dell'Eni a Calenzano che il 9 dicembre 2024 provocò 5 morti, 27 feriti e ingenti danni materiali. Secondo gli inquirenti quel giorni vennero commessi "errori gravi e inescusabili" che causarono la strage.

La tragedia risale alla tarda mattinata di quel lunedì di dicembre, quando un boato violentissimo scosse l'intera area industriale di Calenzano, avvertito distintamente anche nei comuni limitrofi. All'interno del deposito Eni si sviluppò immediatamente un incendio di proporzioni gigantesche, con una colonna di fumo nero visibile a chilometri di distanza. A perdere la vita furono cinque operai, travolti dall'onda d'urto e dalle fiamme mentre erano intenti a svolgere lavori di manutenzione e adeguamento degli impianti. I feriti furono decine, molti dei quali intossicati o colpiti dai detriti scagliati dall'esplosione, in quello che si delineò subito come uno dei più gravi incidenti sul lavoro della storia recente della regione. Gli indagati sono accusati a vario titolo di omicidio plurimo colposo, disastro colposo e lesioni. Avranno 20 giorni di tempo dalla notifica per chiedere di essere interrogati, poi la Procura potrà fare per la richiesta di rinvio a giudizio. Resta esclusa dall'inchiesta Eni spa: l'incidente probatorio, che è durato quasi un anno, ha escluso che la società possa esser condannata per illecito amministrativo delle persone giuridiche (d.lgs 231/2001) dato che, sostengono i magistrati, "il modello organizzativo è risultato corretto" e "non sono emerse emergenze per un nesso eziologico tra previsioni del modello e eventi" accaduti. "In tale contesto – scrive la Procura – non appare prevedibile giungere a una condanna di Eni" e non è possibile "contestare l'omessa vigilanza a Patrizia Boschetti, legale rappresentante della gestione operativa depositi Centro Eni", società del gruppo da cui dipende il deposito di Calenzano.