PRATO. La Procura di Prato, coordinata dal procuratore Luca Tescaroli, ha concluso l’incidente probatorio, iniziato a marzo 2025, e ha predisposto l’avviso di conclusione indagini nei confronti dei 9 indagati nell’inchiesta per l’esplosione del deposito ENI di Calenzano, che il 9 dicembre 2024 causò la morte di 5 persone, il ferimento di altre 27 e danni ingenti a infrastrutture e imprese.«Sono risultate corroborate dall’attività svolta dai periti - è la conclusione del procuratore - le cause profonde che hanno generato le esplosioni e l’incendio. L’incidente sul lavoro è risultato in concreto prevedibile, se fosse stata effettuata un’adeguata analisi dei rischi e delle condizioni operative, ed evitabile, se fossero state seguite correttamente le procedure di sicurezza, protezione e pianificazione che erano obbligatorie per effettuare l’intervento che doveva realizzare Sergen srl».

Dalla analisi dei documenti sulla sicurezza e dalle verifiche sulle attività eseguite da Sergen nel deposito di Calenzano, per la procura di Prato «sono emersi plurimi errori gravi e inescusabili….La prevenzione non è stata adeguatamente messa in atto». Omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni personali colpose sono i reati contestati a: Luigi Cullurà, Carlo Di Perna, Marco Bini, Andrea Strafelini, Elio Ferrara, Emanuela Proietti e Enrico Cerbino, dirigenti e funzionari ENI con varie responsabilità, più Francesco Cirone e Luigi Murno, datore di lavoro e preposto di Sergen. Gli esiti dell’incidente probatorio non hanno trovato conferma con riferimento all’illecito amministrativo nei confronti della società ENI spa, che era nell’elenco degli indagati. «In tale contesto, non appare prevedibile giungere a una condanna di Eni», ha scritto il procuratore nella nota. Aggiungendo che «non può essere contestata al legale rappresentante e datore di lavoro Patrizia Boschetti (Head of Operation di Eni n.d.r.) l’omessa vigilanza».