Una costellazione di opere riempiono gli spazi della Fondazione Giuliani a Roma, appese ai muri, al soffitto, posizionate a terra e agli angoli. La prima personale in Italia dell’artista franco-vietnamita Minh Lan Tran (Hong Kong, 1997) “Choreodrome” curata da Adrienne Drake, appare come una danza di opere che variano tra la scultura, la pittura, il disegno e il video.
Attraverso la stratificazione di materiali come il pigmento, il vetro, il lattice, il grasso di litio e l’inchiostro, l’artista compone una vera e propria performance con i suoi lavori.
«Il mio primo medium in pittura è il corpo, non come body painting ma come una sorta di coreografia» spiega l’artista. Le opere, concepite appositamente per la fondazione, invitano lo spettatore a muoversi sul palcoscenico intorno a loro.
Il tutto gira intorno al concetto di “quarta parete”, muro invisibile tra palco e platea, che in questo caso viene sviluppato come un materiale, una sottile membrana che avvolge l’intero percorso espositivo. Quello che guardiamo è l’interno scoperto e scarnificato del “filtro” solitamente nascosto. Un backstage che diventa opera esso stesso.
Un indizio della mostra lo troviamo nel video esposto nell’ultima stanza, in cui sono riprese diverse scene di terremoti passati principalmente in Asia. La telecamera riprende ma subisce essa stessa la forza che sta osservando: trema e si interrompe a intermittenza generando un altro tipo di immagini che spezzano la visione quasi “passiva” dell’evento in questione. L’evento è reale, non è finzione, evocando uno sguardo contemporaneo sempre più mediato dagli schermi.







