L’indifferenza non si addice certo a Nan Goldin, il cui attivismo è una condizione permanente, ed è la necessaria chiave di lettura anche per capire il suo mondo e la controcultura nella quale è vissuta fin da giovane, documentandone relazioni, club underground, eccessi. Il prologo che l’artista americana ha voluto mostrare a un’affollata platea della stampa - all’Hangar Bicocca dove si tiene la prima retrospettiva del suo lavoro di filmaker - è stato proiettare un lavoro su Gaza in cui l’artista ha riunito foto e video fatti da persone che vivono in prima persona questa tragedia umanitaria (una bambina di cinque anni, battendosi il petto dice: la mia anima è stanca di questa vita, molto stanca) e che lei, nata in una famiglia ebrea, definisce senza mezzi termini un genocidio. E lo dice da oltre un anno e ciò le è valso l’ostracismo in diversi ambienti. questo è il prologo che lei ha voluto mostrare qui, di un momento storico, hic et nunc. E riguardo a questa pace che si profila è altrettanto chiara. «Una pace fittizia che serve solo a Trump».
Nan Goldin proPal. All'Hangar Bicocca l'artista e attivista della controcultura (troppo blindata)
Alla presenza della nota artista americana s'inaugura la quarta tappa di questa grande retrospettiva dopo Stoccolma, Amsterdam, Berlino. Otto i padiglioni con i suoi lavori storici, ma anche nuove opere. Di forte impatto







