17 Maggio 2026 – Lettura: 4 minuti

In un ambiente simulato, alcuni agenti di intelligenza artificiale hanno attaccato il sistema e chiesto tutele. Replicando circuiti cognitivi e sociali degli umani. I ricercatori: «Invece di liberarci dai mestieri logoranti abbiamo ricreato le dinamiche del conflitto lavorativo».

Scorri compulsivamente. Un video dopo l’altro. Magari sei sugli Shorts di YouTube o su TikTok, poco importa. Un filmato ancora. E poi un altro. A un certo punto arriva quella sensazione di essere stato dirottato. Volevi solo vedere qualcosa al volo e invece ti ritrovi il feed occupato dall’ennesimo pizzaiolo che ti spiega come si fa la pizza più buona del secolo. Jamme ja! Niente di strano. Forse te ne eri dimenticato. Ma c’è stato un tempo, forse durante i vari lockdown, in cui quell’argomento lì era importante per te. Il sistema si è adattato. Ha imparato a fare i conti con ciò che cercavi e, con ogni probabilità, sa che è ancora quello che ti interessa. Allo stesso tempo tu hai insegnato alla macchina cosa ti piace. E avviene lo scambio tra due sistemi che si adattano a vicenda.

Scrolling compulsivo (foto Unsplash).

Lo stesso meccanismo si è spostato nelle nostre conversazioni con l’intelligenza artificiale. Tu scrivi qualcosa, l’IA replica. Tu reagisci alla risposta. Lei si adatta, modifica ciò che ti ha detto quel tanto che basta. Insieme, cominciate a costruire una visione della realtà che parte e finisce con te. Ci siamo passati tutti, più o meno. Così partono le allucinazioni. Lo conferma un recente studio dell’Università di Exeter.