Uniamo i puntini. Salim El Koudri falcia otto persone a Modena con la sua automobile, e un minuto dopo Matteo Salvini ha già scritto un post contro le seconde generazioni di stranieri, parlando di revoca della cittadinanza e remigrazione. Nelle stesse ore l’Italia chiede all'Unione Europea di derogare al patto di stabilità che lo stesso governo aveva orgogliosamente firmato e rivendicato qualche anno fa, dicendo che l’Europa ci deve far spendere contro il caro energia, rinnegando anni di narrazione sul governo responsabile che tiene i conti a posto. Sempre nelle stesse ore, una mozione di maggioranza – poi ritirata – chiede al governo di cancellare l’impegno preso con Trump e la Nato di portare la spesa militare al 5% del PIL – 70 miliardi di euro, il doppio della spesa per istruzione o quasi – definendolo “irrealistico”, facendo strame di anni di chiacchiere sulle minacce imminenti e su Putin che se non ci armiamo arriva fino al Portogallo. Uniamo i punti, dicevamo. Perché se li uniamo si staglia ben chiara la sagoma del generale Roberto Vannacci, che nelle stesse ore ha riempito la piazza di Vigevano, nel profondo Nord, e ha portato tra le sue fila un pezzo grosso della Lega come Laura Ravetto, che ha annunciato la sua adesione a Futuro Nazionale. Non sono segnali da sottovalutare, a destra, e infatti non li stanno sottovalutando, Meloni, Salvini & co. ll generale vale ormai stabilmente il 3-4% e si sta rivelando il serbatoio perfetto per raccogliere i voti dei delusi, in uscita da Fratelli d’Italia e Lega. Piccolo problema: se quei voti escono e finisco nell’astensione, com’è accaduto nei primi quattro anni di governo Meloni, le percentuali di consenso del governo restano costanti, perché quegli elettori in uscita ingrossano le fila dell’astensione e riducono la base su cui si calcolano le percentuali dei partiti. Se invece, anziché astenersi, trovano un’alternativa ancora più a destra, ostile al governo Meloni e alla sua maggioranza, le percentuali cominciano a scendere pericolosamente. Lo sa bene Salvini, che vede la sua Lega inabissarsi attorno al 6%, con Vannacci ormai negli specchietti. Lo sa bene Meloni, la cui coalizione per la prima volta dal 2022 è sotto nei sondaggi. Fino a ieri, fino a che si poteva, l’effetto Vannacci è stato contenuto chiedendo ai media amici – quelli che fino a quando era un europarlamentare leghista gli stendevano il tappeto rosso – di ignorarlo, di raccontarlo come un fenomeno da zero virgola. Oggi che non possono più farlo, provano a togliergli argomenti e prosciugare i suoi pozzi, diventando più “vannacciani” di lui negli argomenti e nei toni. Di fatto, prendendosi la sua agenda e facendogli governare la destra dall’esterno. Funzionasse, buon per loro. Non funzionasse, avrebbero un’unica possibilità: provare a imbarcare Vannacci nella coalizione, cercando di far digerire la cosa ai leghisti del nord, che non hanno mai sopportato il Generale, a Forza Italia – proprio mentre i Berlusconi hanno dato l’ordine di spostare il partito più al centro -, e ai partner europei del governo Meloni, cui la premier dovrebbe spiegare che ci fa un alleato di Alternative fuer Deutschland in coalizione con lei. Ammesso e non concesso che Vannacci voglia farsi imbarcare, monetizzando subito, e quanto più possibile, quel 3-4% di voti che si ritrova oggi. E non voglia, piuttosto, portare la destra all’opposizione. Per mangiarsela tutta intera, dopo.
Vannacci sta già comandando la destra, e se non ci credete basta l’ultima settimana per capirlo
Le intemerate di Salvini contro le seconde generazioni dopo i fatti di Modena, il governo che chiede di derogare alle regole europee, il (mezzo) dietrofront










